Mostro di Firenze, Natalino Mele ritrova i resti della madre Barbara Locci a Trespiano
Per quasi sessant’anni non ha saputo dove fosse sepolta sua madre. Oggi Natalino Mele ha potuto finalmente portarle un fiore, dopo una lunga ricerca che ha riportato alla luce una storia rimasta sospesa dal 1968.
Il primo gesto è stato semplice e carico di significato: un mazzo di fiori poggiato sotto una fotografia. Natalino Mele ha ritrovato così sua madre, Barbara Locci, quasi 58 anni dopo l’omicidio che la rese una delle vittime del Mostro di Firenze.
Per decenni Natalino non aveva mai saputo dove fosse stata sepolta. Nessuna tomba, nessun luogo certo in cui fermarsi. I resti della donna, uccisa nell’agosto del 1968 con un colpo di calibro 22 mentre si trovava in auto con Antonio Lo Bianco, erano stati trasferiti nell’ossario comune del cimitero di Trespiano nel 1982.
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All’epoca del delitto, Natalino aveva sei anni e mezzo. Dormiva sul sedile posteriore della Giulietta parcheggiata nella campagna di Signa. Gli spari lo svegliarono. Fu lui, in piena notte, a raggiungere una casa distante alcuni chilometri per chiedere aiuto.
Per quell’omicidio venne condannato Stefano Mele, marito della vittima. Solo molti anni dopo, grazie alle analisi del Dna, si è scoperto che non era il padre biologico di Natalino. La paternità è stata attribuita a Giovanni Vinci, fratello maggiore di Francesco e Salvatore, entrambi a lungo considerati possibili responsabili della serie di delitti.
La rivelazione ha riaperto domande mai chiuse e ha spinto Natalino a cercare le tracce della madre. Dopo aver appreso la verità sulle sue origini, aveva espresso il desiderio di sapere dove fosse stata sepolta, pur non avendo alcun riferimento concreto.
La salma di Barbara Locci non tornò mai a Lastra a Signa, il paese in cui viveva. Dopo l’autopsia all’ospedale di Careggi, il 29 agosto 1968 venne trasferita al cimitero di Trespiano e tumulata nella fossa 44, fila 27, quadrato F.
Il 31 ottobre 1982, non risultando alcun interessamento da parte dei familiari, i resti furono spostati nell’ossario comune. Una destinazione rimasta sconosciuta al figlio per oltre quattro decenni.
La recente individuazione del luogo è stata possibile grazie a ricerche puntuali e documentate, che hanno permesso di ricostruire l’intero percorso della sepoltura. Sabato scorso Natalino ha potuto fermarsi davanti a quel punto, chiudendo un cerchio iniziato in una notte d’estate del 1968.