Esami universitari e molestie sui treni: il Giappone rafforza il piano anti chikan

Durante le sessioni d’esame in Giappone aumentano le molestie sui mezzi affollati. Le autorità rafforzano i controlli e avviano campagne di prevenzione per proteggere soprattutto le studentesse in viaggio verso i test.

esami universitari

In Giappone il termine chikan indica le molestie sessuali, spesso sotto forma di palpeggiamenti, che avvengono in spazi pubblici molto affollati, in particolare su treni e metropolitane nelle ore di punta.

Il fenomeno colpisce soprattutto le studentesse e tende a intensificarsi nei giorni degli esami. Gli aggressori sfruttano la pressione psicologica delle vittime, convinte che denunciare significhi perdere tempo prezioso e rischiare di arrivare in ritardo alle prove.

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Per contrastare questa dinamica, Tokyo ha disposto un massiccio rafforzamento dei controlli: circa 4.600 agenti saranno presenti tra convogli, stazioni e snodi ferroviari vicini ai centri d’esame, con un incremento di circa il 40% rispetto all’anno precedente.

Parallelamente è stato avviato un programma di prevenzione che punta sulla tecnologia e sull’informazione. Le campagne invitano a scaricare app anti-crimine con allarmi silenziosi e messaggi di richiesta aiuto già pronti, attivabili direttamente dallo smartphone.

Anche le società di trasporto hanno aderito all’iniziativa, diffondendo annunci audio e materiale informativo sui vagoni e nelle stazioni, per incoraggiare le vittime a segnalare gli episodi e chiedere supporto.

Con l’avvicinarsi del Common Test for University Admissions, sui social circolano inoltre numerose indicazioni sulle linee ferroviarie utilizzate per raggiungere gli atenei femminili, segno di una preoccupazione ormai radicata tra studenti e famiglie.

Il Centro nazionale esami ha chiarito che chi subisce un reato potrà sostenere una prova suppletiva. Sul sito ufficiale viene inoltre consigliato di presentarsi in abiti civili, perché le uniformi scolastiche rendono gli studenti facilmente riconoscibili e più vulnerabili.

I dati della polizia nazionale parlano di circa 2.000-3.000 casi di chikan all’anno che portano ad arresti o segnalazioni. Tuttavia, un’indagine governativa del 2024 stima che circa l’80% delle vittime non presenti denuncia, soprattutto per imbarazzo o pressioni culturali.

Questa ampia quota di episodi sommersi contribuisce a una sottostima significativa del problema, spingendo le autorità a rafforzare le strategie di prevenzione e protezione proprio nei periodi più delicati dell’anno scolastico.