Influenza aviaria in Europa, 60 focolai in tre settimane: l'Ue rafforza i controlli
Sessanta nuovi focolai di influenza aviaria in tre settimane riaccendono l’attenzione dell’Unione Europea, che rafforza monitoraggi, protocolli sanitari e strategie vaccinali per tutelare animali e popolazione.
La Commissione Europea segue con attenzione l’evoluzione dell’influenza aviaria dopo la segnalazione di sessanta nuovi focolai in allevamenti avicoli di numerosi Paesi membri. L’obiettivo è individuare tempestivamente eventuali rischi per la salute animale e per l’uomo.
Il virus, che solo in rari casi può colpire l’uomo, è considerato a potenziale rischio pandemico qualora dovesse subire mutazioni. Al momento, però, l’Ecdc valuta basso il pericolo per la popolazione generale e nell’Unione Europea non sono stati registrati contagi umani.
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I focolai sono stati notificati in Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Spagna, Francia, Italia, Ungheria, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo e Svezia. Parallelamente, l’esecutivo comunitario controlla anche l’evoluzione genetica del virus.
Sul fronte veterinario, Bruxelles affianca le autorità nazionali nelle attività di prevenzione, contenimento ed eradicazione della malattia. Le norme Ue impongono interventi immediati in presenza di influenza aviaria ad alta patogenicità, con abbattimento degli animali, smaltimento sicuro e distruzione o trattamento dei materiali contaminati.
In caso di focolaio, vengono inoltre istituite zone soggette a restrizioni per limitare la circolazione di animali e prodotti. Le misure possono essere estese anche agli allevamenti vicini o a quelli che hanno avuto contatti a rischio.
La Commissione mantiene un contatto costante con gli Stati membri e collabora con Efsa, Ecdc, Ema, con il laboratorio di riferimento europeo e con le organizzazioni sanitarie internazionali per disporre di dati sempre aggiornati.
Per rafforzare la preparazione, sono stati già conclusi tre contratti congiunti per l’acquisto di vaccini antinfluenzali pre-pandemici e pandemici. Le strategie vaccinali sono considerate una componente chiave della risposta europea.
Secondo le indicazioni dell’Ecdc, le persone esposte ad animali infetti devono essere monitorate per 10-14 giorni e sottoposte a test in caso di sintomi compatibili. Il test può essere valutato anche per soggetti asintomatici, in base al livello di esposizione.
Il Comitato per la sicurezza sanitaria dell’Ue si riunisce periodicamente per coordinare le azioni di prevenzione. Attraverso il sistema di allerta precoce, gli Stati possono segnalare minacce transfrontaliere e condividere informazioni operative.
Nell’Unione Europea sono autorizzati tre vaccini contro l’influenza aviaria utilizzabili anche fuori dai periodi pandemici, oltre a quattro vaccini pandemici basati sulla tecnologia dei sieri stagionali. In caso di emergenza globale, questi prodotti possono essere adattati rapidamente al ceppo circolante.