Ucraina, Salvini spera nella fine della guerra e stop ai decreti

Salvini prevede una possibile chiusura del conflitto in Ucraina nei prossimi mesi, mentre in Parlamento passa la proroga agli aiuti militari. Nella Lega emergono però voti contrari e posizioni sempre più critiche sulla strategia adottata.

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Matteo Salvini si dice fiducioso su un possibile epilogo del conflitto tra Russia e Ucraina entro i prossimi mesi. A Milano, il vicepremier e ministro delle Infrastrutture ha spiegato di aspettarsi un cambio di fase, con l’uscita dall’emergenza militare e l’avvio di un percorso dedicato soprattutto alla ricostruzione.

Secondo Salvini, una volta archiviata la stagione dei combattimenti, non sarebbe più necessario ricorrere a nuovi decreti a sostegno di Kiev. Dal suo ruolo istituzionale, ha ribadito la disponibilità del ministero a contribuire alla rinascita delle infrastrutture nei territori colpiti.

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Intanto, il Parlamento ha approvato la risoluzione unitaria della maggioranza sulle comunicazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto, che proroga l’autorizzazione alla cessione di mezzi ed equipaggiamenti militari all’Ucraina. Dopo il via libera della Camera, anche il Senato ha confermato il provvedimento con voto per alzata di mano.

Il risultato ha registrato 186 voti favorevoli, 81 astensioni e 49 contrari. Tra i no figurano anche esponenti della Lega, segnale di un dissenso interno sempre più evidente sulla linea del governo in tema di aiuti militari.

Il deputato Edoardo Ziello ha rivendicato la scelta di votare contro, parlando di una decisione presa in autonomia e in coerenza con le proprie convinzioni. Rossano Sasso ha invece sottolineato di aver seguito le indicazioni degli elettori, contrari al proseguimento dell’invio di fondi e armi a Kiev.

Sulla stessa linea si è espresso Roberto Vannacci, generale ed europarlamentare leghista, che in un intervento radiofonico ha definito la guerra un danno per l’Italia, citando la riduzione degli scambi commerciali, l’aumento del costo della vita e l’esodo di migliaia di ucraini dal fronte nel 2025. Secondo Vannacci, la strategia adottata finora non avrebbe prodotto risultati concreti sul terreno.