Groenlandia, truppe europee e ambizioni Usa: per Trump la partita non cambia
La Groenlandia torna al centro della contesa geopolitica: tra mosse europee, freddezza americana e accuse russe, l’Artico diventa un nuovo terreno di confronto strategico.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha liquidato con ironia l’invio di piccoli contingenti europei in Groenlandia, definendolo poco più che un gesto simbolico. Secondo il ministro, spedire cento o duecento soldati sull’isola non rafforza la sicurezza e rischia di apparire come un’iniziativa priva di reale efficacia.
L’Italia, ha spiegato Crosetto, preferisce un approccio coordinato sotto l’ombrello della Nato, evitando azioni frammentate che potrebbero accentuare divisioni tra alleati. La linea di Roma resta quella di un coinvolgimento razionale e condiviso, non di una competizione su chi schiera più uomini in aree remote.
Leggi anche Trump minaccia Venezuela e Groenlandia: tensioni internazionali dopo i raid Usa
Gli Stati Uniti osservano con distacco. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha chiarito che, per il presidente Donald Trump, la presenza di militari europei non modifica la strategia americana sull’isola artica, considerata cruciale per la sicurezza nazionale e per contenere l’influenza di Cina e Russia.
Il recente incontro a Washington tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia si è concluso senza accordi concreti, ma con l’impegno a proseguire il dialogo attraverso un gruppo di lavoro. I colloqui restano complessi, soprattutto dopo l’ingresso in prima linea del vicepresidente JD Vance, figura percepita con sospetto in molte capitali europee.
Secondo alcuni diplomatici del Vecchio Continente, la sua presenza alla guida dei negoziati viene letta come un segnale negativo. Altri, al contrario, ritengono che proprio la sua influenza diretta su Trump possa rendere più decisive le trattative, nel bene o nel male.
Intanto l’Europa ha iniziato a muoversi. La Francia ha inviato un primo gruppo di militari in Groenlandia, destinato a essere rafforzato con asset terrestri, navali e aerei nell’ambito dell’operazione Endurance Artic. Anche Germania, Norvegia, Svezia e Danimarca hanno attivato propri contingenti.
Nelle ore successive al vertice di Washington, aerei militari danesi hanno trasportato in Groenlandia forze speciali e unità di ricognizione provenienti da più Paesi europei. I militari sono stati trasferiti verso il comando artico, mentre un secondo volo ha raggiunto la base di Kangerlussuaq come avanguardia di un dispiegamento più ampio.
Nei prossimi giorni dovrebbero arrivare soldati da Paesi Bassi, Canada, Svezia, Regno Unito e Norvegia. Per Washington, però, questo rafforzamento resta politicamente irrilevante, mentre per Mosca rappresenta un nuovo motivo di tensione.
La Russia accusa la Nato di voler trasformare l’Artico in un’area militarizzata. L’ambasciatore russo in Danimarca Vladimir Barbin sostiene che l’Occidente stia sfruttando la presunta minaccia di Cina e Russia per giustificare un’espansione militare nella regione.
Secondo Mosca, la Russia non avrebbe alcuna intenzione di aggredire i vicini artici né di rivendicarne i territori. Tuttavia, il Cremlino ha avvertito che eventuali azioni considerate ostili contro i suoi interessi nella sicurezza artica non resterebbero senza risposta.