Iran, Netanyahu chiede rinvio dell'attacco e Paesi arabi spingono per la de-escalation
Le tensioni tra Stati Uniti e Iran restano alte, ma nelle ultime ore diplomazia e pressioni politiche hanno aperto spiragli per una possibile de-escalation, tra appelli, sanzioni mirate e un blackout digitale che continua a isolare il Paese.
Benjamin Netanyahu ha invitato Donald Trump a rimandare qualsiasi decisione su un eventuale intervento militare statunitense contro l’Iran. La richiesta è arrivata durante un contatto diretto tra i due leader, in una fase segnata da valutazioni contrastanti alla Casa Bianca.
Trump ha riferito di aver ricevuto informazioni secondo cui Teheran avrebbe ridotto la repressione contro i manifestanti e sospeso alcune esecuzioni annunciate. Un segnale interpretato come possibile apertura verso una linea meno aggressiva nei confronti del regime iraniano.
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Intervistato telefonicamente, il presidente statunitense ha comunque lasciato aperta ogni opzione. Ha rivendicato il ruolo della pressione americana nel contenimento delle violenze, sostenendo che le azioni di Washington avrebbero contribuito a salvare numerose vite.
Nel frattempo, Qatar, Oman, Arabia Saudita ed Egitto si sono mossi congiuntamente per ridurre la tensione tra Washington e Teheran. I quattro Paesi hanno sollecitato gli Stati Uniti a evitare un’azione militare, sottolineando i rischi per la sicurezza e per la stabilità economica dell’intera regione.
Secondo fonti diplomatiche, gli alleati del Golfo hanno ricordato a Washington il peso strategico di un approccio prudente, soprattutto alla luce dei legami politici e militari con l’amministrazione Trump.
Parallelamente, gli stessi interlocutori avrebbero messo in guardia l’Iran da possibili attacchi contro obiettivi statunitensi nel Golfo, chiarendo che simili iniziative comprometterebbero in modo grave i rapporti con i Paesi vicini.
I colloqui si sono concentrati sull’abbassamento dei toni pubblici e sulla prevenzione di mosse militari capaci di innescare una crisi regionale più ampia. In questo contesto, il Qatar viene indicato come un attore centrale grazie al suo ruolo di mediatore in diverse crisi recenti.
Nonostante i tentativi di distensione, l’amministrazione Trump ha annunciato nuove sanzioni contro l’Iran per colpire individui ed entità coinvolti nella repressione delle proteste e nel riciclaggio dei proventi del petrolio esportato in violazione delle restrizioni internazionali.
Tra i soggetti colpiti figura Ali Larijani, segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale. Le misure riguardano in totale 18 persone ed entità accusate di facilitare l’elusione delle sanzioni sul settore energetico.
Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha spiegato che l’obiettivo è colpire le reti che sottraggono risorse al popolo iraniano, denunciando una risposta violenta del regime alle manifestazioni pacifiche, dalle sparatorie nelle strade agli attacchi contro feriti e strutture sanitarie.
Sul fronte interno, continua il blackout nazionale di internet imposto dalle autorità iraniane. Secondo osservatori digitali, l’interruzione dura da una settimana ed è considerata un tentativo di nascondere la reale portata della repressione.
Nonostante l’isolamento digitale, le proteste proseguono. I dati disponibili indicano che, a oltre 168 ore dall’inizio del blocco, la rete resta in gran parte inaccessibile mentre le richieste di libertà continuano a emergere nelle principali città del Paese.