Matthew McConaughey registra volto e voce per difendersi dall'Ia generativa

Matthew McConaughey sceglie la via legale per difendere volto e voce dall’uso indiscriminato dell’Ia. L’attore registra materiali ufficiali e apre un precedente che potrebbe cambiare le regole per l’industria creativa.

matthew mcconaughey

Matthew McConaughey ha deciso di tutelare la propria identità digitale contro l’uso non autorizzato dell’intelligenza artificiale. L’attore ha depositato clip video e campioni audio presso l’ufficio statunitense per la proprietà intellettuale, con l’obiettivo di impedire che la sua immagine venga sfruttata senza consenso da piattaforme o soggetti terzi.

La registrazione dei materiali è stata curata dalla divisione commerciale della fondazione Just Keep Livin, creata insieme alla moglie Camila. I documenti sono ora archiviati nei registri ufficiali, così da fornire una base giuridica chiara in caso di utilizzi impropri o controversie future.

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La preoccupazione tra artisti e interpreti è cresciuta con la diffusione dell’Ia generativa, capace di replicare volti, voci e movimenti in modo sempre più realistico. Alcuni stati americani hanno introdotto norme specifiche, ma la maggior parte delle leggi si concentra soprattutto sugli abusi a fini commerciali o fraudolenti.

Solo poche disposizioni offrono una tutela estesa. Tra queste rientra l’Elvis Act, approvato in Tennessee nel 2024, che riconosce una protezione più ampia sull’uso dell’identità personale in ambito digitale.

Nel panorama giudiziario, i ricorsi restano limitati. Uno dei casi più noti è quello di Scarlett Johansson, che nel 2023 ha citato in giudizio un’applicazione per aver creato un avatar a sua immagine senza autorizzazione, utilizzato in una campagna pubblicitaria.

L’iniziativa di McConaughey si distingue perché anticipa il problema, puntando su una strategia preventiva anziché su un contenzioso successivo. Una scelta che mira a definire con precisione i confini legali tra creatività umana e riproduzione artificiale.

L’attore premio Oscar non rifiuta però l’Ia in senso assoluto. È infatti azionista della start-up ElevenLabs, specializzata nella sintesi vocale, che ha sviluppato una versione digitale della sua voce con il suo esplicito consenso.

Secondo l’avvocato Kevin Yorn, che lo rappresenta, l’obiettivo è garantire che artisti e professionisti possano controllare l’uso della propria identità e ricevere una remunerazione equa ogni volta che immagine e voce vengono impiegate in contesti digitali.