Giovani laureati all'estero: in Germania stipendi più alti dell'80%
Stipendi più alti all’estero, investimenti insufficienti in istruzione e un sistema che fatica a valorizzare i talenti: l’analisi di Fabio Panetta riapre il dibattito sulla fuga dei giovani laureati italiani.
Il trasferimento dei giovani laureati italiani oltre confine non è una sorpresa per il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta. A incidere, più di ogni altro fattore, è il livello delle retribuzioni: in Germania un neolaureato guadagna mediamente l’80% in più rispetto a un coetaneo italiano, mentre in Francia il vantaggio è intorno al 30%.
Secondo Panetta, questi divari non solo persistono, ma si sono ampliati nel tempo. Una dinamica che rende evidente la difficoltà del sistema italiano nel trasformare il percorso universitario in un reale ritorno economico per chi sceglie di investire nella propria formazione.
Leggi anche Pensioni 2024: anticipate più ricche della vecchiaia, uomini con importi medi più alti
Il tema si inserisce in una riflessione più ampia sul legame tra istruzione, produttività e crescita. In un Paese segnato dal calo demografico, la stabilità economica passa inevitabilmente dall’innalzamento delle competenze, dall’innovazione e da un capitale umano capace di sostenere i cambiamenti tecnologici.
La tecnologia, osserva Panetta, può diventare uno strumento di inclusione solo se trova lavoratori preparati. In assenza di competenze adeguate, il progresso rischia invece di accenturare le disuguaglianze, favorendo chi possiede livelli di istruzione più elevati e lasciando indietro gli altri.
Il ritardo italiano emerge anche dai numeri sulla spesa pubblica: meno del 4% del PIL è destinato all’istruzione, quasi un punto sotto la media europea. Una parte rilevante di questo scarto riguarda l’università, che riceve meno risorse rispetto alla scuola secondaria, in controtendenza rispetto agli altri grandi Paesi dell’area euro.
Le conseguenze sono visibili nei flussi migratori dei giovani qualificati. Negli ultimi anni circa un decimo dei laureati italiani ha scelto di lavorare all’estero, con percentuali più alte tra ingegneri e informatici, profili sempre più difficili da reperire per le imprese nazionali.
Per Panetta, sostenere famiglie e istruzione produce ritorni economici e sociali significativi. Gli interventi possono essere progressivi e compatibili con una gestione prudente dei conti pubblici, ma restano indispensabili per rendere l’Italia un Paese capace di trattenere e attrarre giovani talenti.