Ladro ucciso a Lonate Pozzolo, il padre difende Jonathan Rivolta: ipotesi di legittima difesa
Un furto finito in tragedia riaccende il dibattito sulla difesa in casa. A Lonate Pozzolo un ricercatore di 33 anni ha colpito a morte un ladro entrato nella sua villa. Familiari e amici lo difendono, mentre gli inquirenti valutano la dinamica.
Attorno a Jonathan Maria Rivolta, 33 anni, si stringono parenti e amici. «Ha fatto quello che poteva», ripetono, convinti che l’episodio possa rientrare nella legittima difesa. Il giovane, ricercatore, appassionato di arti marziali e laureato in Scienze della comunicazione con magistrale in Economia, è al centro di una vicenda che ha sconvolto la provincia.
Nella sua villa di Lonate Pozzolo erano entrati due uomini, convinti che l’abitazione fosse vuota. Avevano suonato al citofono per verificarlo, senza ottenere risposta. Rivolta, rientrato da poco dopo un turno di notte, non aveva sentito.
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Il rumore di una porta finestra infranta lo ha spinto a scendere in cucina. Lì si è trovato davanti i due intrusi, che lo hanno aggredito colpendolo con violenza. La colluttazione è durata pochi istanti, ma è stata sufficiente a trasformare un tentativo di furto in un dramma.
Durante lo scontro, Rivolta ha impugnato un coltello appartenente a un kit di sopravvivenza che utilizzava nelle escursioni di trekking. Un solo fendente ha raggiunto al petto Adamo Massa, 37 anni, nomade residente a Torino, che è poi deceduto per le ferite riportate.
Il complice è riuscito a fuggire, così come l’uomo che li attendeva in auto. Gli investigatori stanno ricostruendo ogni passaggio dell’accaduto per chiarire responsabilità e ruoli, mentre la famiglia del 33enne ribadisce che Jonathan ha reagito per proteggere la propria vita.