Crans-Montana, la famiglia di Cyane smentisce i Moretti: Non era una sorellina, ma una dipendente senza tutele
La famiglia della giovane cameriera morta nell’incendio di Crans-Montana respinge la versione dei gestori del locale e parla di sfruttamento, rapporti solo professionali e mancanza di tutele, mentre l’inchiesta prosegue.
La morte di Cyane Panine, 24 anni, continua a sollevare interrogativi e tensioni. I familiari della giovane cameriera, originaria di Sète, contestano apertamente il racconto dei proprietari del Constellation, che dopo la tragedia di Capodanno l’avevano descritta come «una di famiglia».
Dopo l’arresto di Jacques Moretti, avvenuto il 9 gennaio, la sua famiglia ha ribadito pubblicamente un legame affettivo con la ragazza. Una ricostruzione che i parenti di Cyane giudicano dolorosa e distante dalla realtà, affidando la loro posizione all’avvocata Sophie Haenni.
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Secondo la legale, la giovane lavorava per i Moretti dal 2021 e aveva accettato di tornare al locale solo per una stagione. Era inoltre legata sentimentalmente a Jean-Marc Gabrielli, considerato dal gestore come un figlio adottivo, che in un’intervista l’aveva definita una ragazza straordinaria.
Durante l’interrogatorio, Jacques Moretti avrebbe raccontato di aver tentato di rianimare Cyane per oltre un’ora insieme a Gabrielli, prima dell’arrivo dei soccorsi. Anche Jessica Moretti avrebbe parlato della giovane come di una “sorellina”.
Parole che la famiglia respinge con fermezza. I rapporti, secondo Haenni, erano esclusivamente professionali: «Non si davano del tu e i messaggi, compresi quelli scambiati il giorno dell’incendio, non avevano alcun tono confidenziale».
La difesa sottolinea inoltre che Cyane viveva con disagio le sue condizioni di lavoro. Ai genitori avrebbe raccontato di sentirsi sfruttata e di non ricevere le garanzie minime previste per un impiego regolare.
Le tensioni, sempre secondo l’avvocata, avevano portato la giovane a presentare nell’ottobre 2024 richieste formali al Tribunale del lavoro di Sion, tramite i sindacati cristiani, per ottenere un contratto scritto, il certificato di lavoro e le buste paga.
Dopo un periodo trascorso nel sud della Francia, Cyane aveva comunque deciso di tornare a Crans-Montana a fine novembre, accettando nuovamente l’incarico per la stagione invernale.
La sera del 31 dicembre, il suo compito era accogliere i clienti. Non avrebbe dovuto occuparsi del servizio ai tavoli. Secondo la legale, la giovane avrebbe seguito solo le istruzioni ricevute, senza una formazione specifica sui rischi e senza essere informata delle condizioni pericolose della struttura.
Haenni denuncia anche l’ondata di commenti ostili apparsi online dopo la tragedia e ribadisce che Cyane deve essere considerata prima di tutto una vittima.
Secondo la difesa, se le norme di sicurezza fossero state rispettate e i controlli effettuati correttamente, l’incendio non avrebbe causato decine di morti e oltre un centinaio di feriti.