Influenza aviaria in Europa: 60 focolai in tre settimane, allarme su mutazioni e allevamenti intensivi

L’Europa affronta una nuova ondata di influenza aviaria: in tre settimane segnalati 60 focolai. Gli esperti avvertono sui rischi di mutazione del virus e sul ruolo degli allevamenti intensivi nella diffusione.

influenza aviaria

L’influenza aviaria ad alta patogenicità continua a espandersi nell’Unione europea. In meno di un mese sono stati comunicati 60 nuovi focolai, confermando una circolazione più rapida del virus nei mesi invernali e una pressione costante sui sistemi di sorveglianza sanitaria.

La forma più diffusa resta il ceppo H5N1, noto per la capacità di infettare diversi volatili e, in rari casi, anche l’uomo. Il timore principale riguarda una possibile mutazione che renda il virus trasmissibile tra persone, uno scenario che, seppur non dimostrato, viene monitorato con attenzione dai virologi.

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Secondo l’epidemiologo Massimo Ciccozzi, il virus dell’aviaria è conosciuto da circa un secolo e oggi si trasmette all’uomo solo attraverso il contatto diretto con animali infetti. Il problema più serio è la facilità con cui il patogeno muta: ogni passaggio tra animali aumenta la probabilità di cambiamenti genetici imprevedibili.

Per ridurre questo rischio, Ciccozzi indica come prioritarie la limitazione degli allevamenti intensivi e una sorveglianza veterinaria costante. Ambienti sovraffollati favoriscono infatti la circolazione del virus e moltiplicano le occasioni di mutazione.

In Italia i focolai hanno colpito soprattutto il Nord, con casi in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Toscana. Gli allevamenti di tacchini e galline ovaiole sono stati i più coinvolti, con l’immediata attivazione di zone di protezione e di sorveglianza attorno alle aziende interessate.

La presenza di uccelli selvatici migratori viene indicata come una delle principali cause di introduzione del virus negli allevamenti. Le autorità sanitarie ribadiscono l’importanza di elevati livelli di biosicurezza e della segnalazione tempestiva di ogni sospetto, assicurando che carni e uova restano sicure per il consumo umano grazie ai controlli.

La Commissione europea ricorda che l’influenza aviaria rappresenta anche un problema economico rilevante, perché compromette la redditività delle aziende avicole e ostacola gli scambi commerciali interni ed esterni all’Unione.

I virus dell’Hpai possono viaggiare per lunghe distanze attraverso le rotte migratorie, diventando una minaccia costante per le aziende che ospitano pollame o volatili in cattività. Ogni nuovo focolaio aumenta il rischio di ulteriori diffusioni sul territorio.

I Paesi che hanno notificato nuovi casi includono Belgio, Bulgaria, Cechia, Danimarca, Germania, Spagna, Francia, Italia, Ungheria, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo e Svezia. I focolai hanno interessato numerose regioni e province, con una distribuzione ampia e frammentata.

La Polonia ha registrato il numero più elevato di episodi, seguita da Germania, Italia e Francia. Altri casi sono stati segnalati in Belgio, Bulgaria, Cechia, Danimarca, Spagna, Ungheria, Paesi Bassi, Portogallo e Svezia, confermando una diffusione estesa in gran parte del continente.

In risposta, tutti gli Stati coinvolti hanno applicato le misure previste dal regolamento europeo, istituendo aree di protezione e di sorveglianza attorno ai focolai e rafforzando i controlli negli allevamenti e nei centri di detenzione dei volatili.