Sinner e la scaramanzia a Melbourne: Uso sempre gli stessi armadietti
Jannik Sinner racconta il suo lato più scaramantico alla vigilia degli Australian Open: stessi armadietti, stesse abitudini e una fiducia che nasce da piccoli rituali. Melbourne resta il luogo in cui si sente più a casa.
Per Jannik Sinner, la preparazione agli Australian Open passa anche da dettagli che per altri sarebbero irrilevanti. Il numero uno azzurro ha confermato di affidarsi alla scaramanzia, scegliendo ogni anno lo stesso armadietto negli spogliatoi della Rod Laver Arena.
La postazione è identica a quella utilizzata nelle due edizioni precedenti del torneo, entrambe concluse con la vittoria. Un’abitudine che per Sinner non è casuale, ma parte integrante della sua routine. «Sono sempre vicino alle docce e non cambio se le cose funzionano», ha spiegato, sottolineando quanto contino certe certezze.
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Il tennista ha ammesso di essere superstizioso, ma senza rigidità assoluta. Quando i risultati non arrivano per un periodo prolungato, è disposto a modificare qualche dettaglio. È successo, ad esempio, a Wimbledon, dove ha ritoccato alcune consuetudini dopo un’annata complicata.
In Australia, invece, preferisce non toccare nulla. Melbourne resta un luogo speciale, legato a ricordi positivi e a sensazioni di fiducia. L’inizio della nuova stagione porta con sé entusiasmo, ma anche le normali incertezze di chi deve ancora misurarsi con le partite ufficiali.
Sinner ha raccontato di sentire forte la motivazione nel tornare in campo, soprattutto in una fase in cui l’obiettivo è avvicinarsi alla vetta del ranking occupata da Carlos Alcaraz. La voglia di competere si mescola all’attesa di scoprire le proprie reali condizioni.
Nel racconto non manca un riferimento al rapporto con il suo allenatore Simone Vagnozzi. Tra i due c’è complicità, ironia e rispetto professionale. Sinner lo descrive come un tecnico meticoloso, capace di osservare più match di chiunque altro per offrire analisi e suggerimenti mirati.
Il legame, costruito nel tempo, è diventato uno dei pilastri del percorso dell’azzurro. Tra battute e lavoro quotidiano, la loro collaborazione continua a rappresentare un punto fermo nella crescita del campione italiano agli Australian Open.