Sonno, dieta e peso: perché dormire bene conta più del digiuno intermittente

Dormire poco può compromettere qualsiasi strategia di dimagrimento. Il professor Giorgio Calabrese chiarisce perché il sonno è decisivo per il peso, ridimensiona il ruolo del digiuno intermittente e critica l’eccesso di proteine nelle linee guida americane.

sonno dieta

Il digiuno intermittente viene spesso presentato come una scorciatoia per perdere peso, ma secondo il professor Giorgio Calabrese la realtà è più complessa. Saltare i pasti non equivale automaticamente a migliorare la salute o la forma fisica, soprattutto quando l’obiettivo è dimagrire.

Calabrese distingue tra il digiuno utilizzato in ambito medico, per gestire particolari condizioni metaboliche o epatiche, e quello adottato come strategia dimagrante. Nel primo caso si tratta di un intervento controllato, nel secondo di una pratica che rischia di essere fraintesa come una semplice dieta.

Leggi anche Digiuno intermittente, benefici oltre la perdita di peso: lo studio che conferma gli effetti sul cuore

Ridurre l’apporto calorico può favorire un’azione antinfiammatoria, ma questo non basta a garantire un reale dimagrimento. Secondo l’esperto, il percorso corretto deve integrare alimentazione equilibrata, attività fisica e soprattutto una buona qualità del riposo notturno.

Il sonno svolge infatti un ruolo centrale nella regolazione ormonale. Durante la notte l’organismo riduce la produzione di alcuni ormoni e migliora i processi di assorbimento e difesa, creando condizioni favorevoli per il controllo del peso.

Quando il riposo è insufficiente, invece, il corpo entra in uno stato di iperattivazione. Aumentano dopamina, cortisolo e adrenalina, insieme ai livelli di insulina. Questo squilibrio ormonale, spiega Calabrese, facilita l’accumulo di grasso e rende più difficile dimagrire.

Dormire solo poche ore, o male, può quindi vanificare anche gli sforzi fatti a tavola e in palestra. Per questo motivo il professore invita a considerare il riposo come parte integrante di qualsiasi programma di benessere.

Nel corso dell’intervento, Calabrese commenta anche le nuove indicazioni nutrizionali statunitensi, che collocano la carne rossa in posizione centrale nella piramide alimentare. Una scelta che, a suo giudizio, non risolve il problema dell’obesità diffusa.

L’aumento delle proteine ha senso soprattutto per chi pratica sport in modo intenso, mentre per una popolazione tendenzialmente sedentaria rischia di tradursi in un eccesso di grassi. Una strategia che, secondo l’esperto, finisce per produrre l’effetto opposto rispetto a quello desiderato.

Incrementare la quota proteica attraverso la carne significa infatti aumentare anche l’apporto lipidico, creando un contrasto evidente con l’obiettivo di controllo del peso. Un approccio che Calabrese paragona a un tentativo di accelerare mentre si frena.

Il messaggio finale dell’esperto è chiaro: dimagrire non dipende da soluzioni rapide o da mode alimentari, ma dall’equilibrio tra alimentazione, movimento e qualità del sonno, elementi che devono lavorare insieme per ottenere risultati reali e duraturi.