Arresto non convalidato per Vildoza, l'operatrice sanitaria: Sembra che l'aggressione ce la siamo inventata
Sconcerto e rabbia dopo la decisione del giudice sul caso Vildoza: l’operatrice della Croce Rossa che ha denunciato l’aggressione parla di incredulità e di una vicenda che la lascia senza parole, sentendosi trattata come colpevole.
La mancata convalida dell’arresto di Luca Vildoza e della moglie Milica Tasic ha scatenato una reazione durissima da parte di Tiziana D’Antonio, operatrice della Croce Rossa coinvolta nell’episodio avvenuto la sera del 15 ottobre. La donna, ancora provata emotivamente, racconta di sentirsi umiliata e incredula davanti a una decisione che, a suo dire, ribalta completamente i fatti denunciati.
Secondo il racconto dell’operatrice, quella sera l’equipaggio dell’ambulanza stava intervenendo in emergenza sanitaria con sirene attive. L’auto dei coniugi avrebbe ostacolato il mezzo di soccorso, costringendo i sanitari a fermarsi. Nel tentativo di liberare il passaggio, D’Antonio sarebbe scesa dal mezzo spiegando la situazione anche in inglese, prima di essere aggredita.
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La donna riferisce di essere stata afferrata al collo e di aver riportato conseguenze fisiche nei giorni successivi. Un’esperienza che, racconta, continua a perseguitarla. A ferirla oggi non è solo quanto accaduto, ma il fatto che, dopo la decisione del giudice, la sua versione sembri messa in dubbio, come se fosse lei ad aver provocato o addirittura inventato l’accaduto.
L’operatrice respinge con forza l’idea che i volontari abbiano potuto mentire o interrompere deliberatamente un intervento. Sottolinea come siano stati ascoltati dagli inquirenti, abbiano fornito fotografie e ricostruzioni dettagliate, convinti di aver agito correttamente. “Non abbiamo fatto nulla di male”, ribadisce, rivendicando il ruolo di vittime.
Intorno a lei, racconta, è arrivata la solidarietà di colleghi e amici. Sul piano giudiziario, però, si profila l’ipotesi di una possibile archiviazione del procedimento. In quel caso, spiega, verrà presentata opposizione, perché in gioco non c’è solo la sua credibilità personale ma anche quella dell’istituzione che rappresenta.
La legale che assiste D’Antonio evidenzia come la propria assistita si senta non creduta e non riesca a comprendere le motivazioni del provvedimento. Senza poter ancora consultare gli atti, la difesa sottolinea che i poliziotti intervenuti quella sera avevano ritenuto sussistenti le condizioni per l’arresto, una valutazione che difficilmente nasce senza elementi concreti.
Nel provvedimento, il giudice avrebbe escluso la flagranza o quasi flagranza necessaria per convalidare l’arresto, arrivando anche a descrivere uno scenario opposto rispetto a quello fornito dai sanitari. Una ricostruzione che, secondo la difesa, appare poco plausibile, soprattutto considerando che si tratta di volontari impegnati gratuitamente al servizio della collettività.
Per l’avvocato, distinguere tra un arresto ritenuto non legittimo per motivi procedurali e la negazione dell’aggressione è fondamentale. Se si arrivasse a sostenere che i fatti non sono mai avvenuti, sarebbe una ferita profonda per chi li ha denunciati. In attesa di leggere le motivazioni complete, la linea resta quella di valutare ogni passo successivo man mano che il quadro giudiziario si definirà.