Trump avverte l'Iran: reazioni dure se iniziano le impiccagioni dei manifestanti

Le tensioni tra Washington e Teheran tornano a salire dopo le minacce di esecuzioni contro manifestanti iraniani. Donald Trump annuncia reazioni dure, mentre l’Iran accusa gli Usa di cercare un pretesto per un attacco.

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Trump avverte l'Iran: reazioni dure se iniziano le impiccagioni dei manifestanti

La Casa Bianca ha lanciato un nuovo avvertimento a Teheran. Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti adotteranno misure molto severe se l’Iran darà seguito alle minacce di esecuzione nei confronti di alcuni manifestanti arrestati durante le proteste.

Il presidente americano, intervenendo in un’intervista televisiva, ha ribadito che Washington non resterà a guardare nel caso in cui le autorità iraniane procedano con le impiccagioni. In passato aveva già espresso sostegno ai dimostranti, assicurando che l’attenzione internazionale non sarebbe venuta meno.

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Le accuse mosse dalla magistratura iraniana riguardano il reato di “moharebeh”, interpretato come aver mosso guerra a Dio, una formula che consente l’applicazione della pena di morte. Secondo i procuratori, diversi arrestati durante le manifestazioni rischiano questa imputazione.

La risposta di Teheran non si è fatta attendere. La missione iraniana alle Nazioni Unite ha definito le dichiarazioni americane l’ennesimo tentativo di costruire un pretesto per un intervento militare, accusando Washington di perseguire da anni una strategia basata su sanzioni, pressioni e destabilizzazione.

Sul bilancio della repressione, le cifre restano contrastanti. Fonti citate da media statunitensi parlano di almeno 12mila arresti, con stime che potrebbero salire fino a 20mila. Un funzionario iraniano ha invece riferito di circa duemila morti, includendo anche membri delle forze di sicurezza e attribuendo le uccisioni ad azioni di presunti terroristi.

Il capo della magistratura, Gholamhossein Mohseni Ejei, ha promesso processi rapidi per le persone coinvolte nelle rivolte. In visita a un carcere, ha sottolineato che i casi più gravi verranno esaminati con la massima urgenza, citando episodi di estrema violenza.

Intanto cresce l’allarme per Erfan Soltani, 26 anni, arrestato l’8 gennaio a Fardis. Alla famiglia è stato comunicato che la sua esecuzione potrebbe avvenire oggi e che sarebbe consentito un ultimo incontro, senza però conferme ufficiali.

Secondo un parente, il giovane sarebbe stato condannato a morte dopo un processo durato appena due giorni. La sorella, avvocato, ha chiesto di poter seguire il caso, ma la magistratura avrebbe risposto che non esistono più margini di intervento.

Organizzazioni per i diritti umani denunciano l’assenza di informazioni chiare sulle accuse e temono l’esistenza di numerosi casi simili, resi invisibili anche dal blocco di Internet. Trump ha ribadito che eventuali esecuzioni di manifestanti avranno conseguenze dirette nei rapporti tra Stati Uniti e Iran.