Clima globale, il 2025 tra gli anni più caldi mai osservati

Il 2025 entra negli archivi climatici come uno degli anni più caldi di sempre, segnando nuovi record e confermando una tendenza che sta ridisegnando equilibri ambientali, oceani e regioni polari.

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Il 2025 si colloca al terzo posto tra gli anni più caldi mai registrati a livello mondiale, con una temperatura media globale di 14,97 °C. Il valore è risultato inferiore di soli 0,13 °C rispetto al 2024, ma comunque ben al di sopra dei livelli storici di riferimento.

Nel confronto con l’epoca preindustriale, la temperatura media globale del 2025 ha superato quel livello di circa 1,47 °C, un dato che conferma la rapidità con cui il pianeta si sta riscaldando. La media del periodo 2023-2025 ha oltrepassato per la prima volta la soglia di 1,5 °C, considerata un limite critico dagli accordi internazionali sul clima.

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Secondo le analisi dei principali centri di monitoraggio climatico, il riscaldamento globale di lungo periodo è ormai stimato intorno a 1,4 °C sopra i livelli preindustriali. Proseguendo con l’attuale ritmo di crescita delle temperature, il superamento stabile della soglia di 1,5 °C potrebbe avvenire già entro la fine del decennio.

Il quadro è coerente con un dato simbolico: gli ultimi undici anni sono stati, senza eccezioni, i più caldi mai osservati. Una sequenza che non trova precedenti nelle serie storiche disponibili e che evidenzia una tendenza ormai strutturale.

Nel 2025, le temperature dell’aria sulle terre emerse hanno raggiunto il secondo valore più alto mai registrato. In Antartide è stato stabilito il nuovo record annuale, mentre l’Artide ha segnato il secondo valore più elevato della sua storia recente.

Le regioni polari hanno svolto un ruolo decisivo nel bilancio complessivo: le anomalie positive alle alte latitudini hanno in parte compensato valori leggermente meno estremi nelle aree tropicali, pur restando queste ultime sopra la media in molte zone.

Tra le aree che hanno registrato nuovi record annuali figurano il Pacifico nord-occidentale e sud-occidentale, l’Atlantico nord-orientale, l’Europa nord-occidentale, l’Europa orientale e l’Asia centrale. Un’estensione geografica che mostra come il riscaldamento non sia più confinato a singole regioni.

Il 2025 è stato segnato anche da una forte irregolarità mensile. Gennaio è risultato il gennaio più caldo mai osservato a livello globale. Marzo, aprile e maggio si sono collocati al secondo posto nelle rispettive classifiche storiche. Tutti i mesi dell’anno, ad eccezione di febbraio e dicembre, sono stati più caldi rispetto agli stessi mesi di qualsiasi anno precedente al 2023.

In Europa, il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato, con una temperatura media di 10,41 °C. Il valore supera di 1,17 °C la media 1991-2020 e resta solo 0,30 °C sotto il primato stabilito nel 2024.

Le condizioni eccezionali dell’anno sono state accompagnate da una lunga serie di eventi estremi. In diverse aree del pianeta si sono verificate ondate di calore senza precedenti, violente tempeste in Europa, Asia e Nord America, e vasti incendi boschivi in Spagna, Canada e California meridionale.

Uno dei segnali più evidenti del cambiamento climatico è arrivato dai poli. Nel febbraio 2025, la copertura complessiva del ghiaccio marino artico e antartico ha raggiunto il valore più basso almeno dall’inizio delle osservazioni satellitari, alla fine degli anni Settanta.

Secondo gli esperti, le temperature eccezionali degli ultimi tre anni sono il risultato di una combinazione di fattori. Il primo è l’accumulo continuo di gas serra nell’atmosfera, legato alle emissioni antropiche e alla minore capacità di assorbimento dei pozzi naturali di anidride carbonica.

Il secondo elemento riguarda le temperature superficiali degli oceani, che hanno raggiunto livelli insolitamente elevati in tutti i bacini. Il fenomeno di El Niño, insieme ad altre dinamiche di variabilità oceanica, ha amplificato un processo già innescato dal riscaldamento globale.

A questi fattori si aggiungono le variazioni nella quantità di aerosol, nelle nubi basse e nella circolazione atmosferica, che contribuiscono a modulare l’intensità e la distribuzione delle anomalie termiche su scala planetaria.

Nel 2025, le temperature superficiali dell’aria e del mare nelle regioni tropicali sono risultate leggermente inferiori rispetto ai picchi del 2023 e del 2024, ma sono rimaste comunque superiori alla media in numerose aree extra-tropicali.

Anche l’Atlantico tropicale e l’Oceano Indiano hanno mostrato valori meno estremi rispetto all’anno precedente, senza però interrompere la tendenza complessiva verso un riscaldamento diffuso.

Gli scienziati sottolineano che l’attività umana resta il principale motore dell’aumento delle temperature globali. Le concentrazioni di gas serra in atmosfera continuano a crescere in modo costante da oltre un decennio, rafforzando un trend che non mostra segnali di inversione.

Il monitoraggio atmosferico evidenzia come l’anidride carbonica, il metano e altri composti climalteranti stiano raggiungendo livelli sempre più elevati, rendendo sempre più complesso il contenimento del riscaldamento entro i limiti fissati dagli accordi internazionali.

Per gli esperti del clima, il superamento della media triennale di 1,5 °C rappresenta un passaggio simbolico ma allarmante. Non indica ancora il fallimento definitivo degli obiettivi di lungo periodo, ma conferma quanto il margine di intervento si stia rapidamente riducendo.

La comunità scientifica concorda sul fatto che il pianeta sia ormai destinato a oltrepassare quella soglia. La vera sfida riguarda la capacità di gestire le conseguenze del superamento, limitando i danni agli ecosistemi, alle economie e alle società umane.

Il 2025, con i suoi numeri e i suoi record, rafforza dunque l’immagine di un sistema climatico in rapido cambiamento. Un quadro che rende sempre più evidente l’urgenza di politiche coordinate su scala globale, capaci di ridurre le emissioni e di preparare territori e comunità agli effetti ormai inevitabili del riscaldamento globale.