Bimba nasce in casa a Napoli grazie all'aiuto di una vicina improvvisata ostetrica
In un appartamento di periferia a Napoli, una neonata viene alla luce sul divano di casa grazie al sangue freddo di una vicina. Un parto improvviso, senza medici, che trasforma un rione intero in una piccola comunità in festa.
Marianna è venuta al mondo alle 13.15, con un peso di 2 chili e 670 grammi. Non in sala parto, ma nel soggiorno di casa, mentre fuori nessuno immaginava che quel pomeriggio sarebbe diventato memorabile per un intero quartiere.
Poche ore prima, Carmela e il compagno Ivan erano rientrati dall’ospedale. I medici avevano parlato di tempi ancora lunghi. La realtà, invece, ha accelerato ogni previsione: le contrazioni sono arrivate all’improvviso, forti e ravvicinate.
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Nel caos dei primi momenti, tra paura e confusione, è stata Elisabetta, vicina di casa e amica di famiglia, a prendere in mano la situazione. Cinquant’anni, nessuna esperienza diretta di parti naturali, ma una calma che ha fatto la differenza.
Ha fatto adagiare Carmela sul divano e, quasi subito, ha visto affacciarsi la testolina della neonata. Con voce ferma ha invitato la futura mamma a spingere, guidandola con poche parole semplici e gesti istintivi.
Nel giro di attimi, prima un orecchio, poi l’altro, e infine l’intero corpo della piccola Marianna. Elisabetta l’ha presa tra le braccia, le ha dato due leggeri colpetti e ha tirato un sospiro di sollievo quando ha sentito il primo pianto.
«Aveva una specie di velo sul viso», ha raccontato più tardi, «l’ho tolto con delicatezza e poi l’ho poggiata sul petto della mamma». Solo allora ha realizzato davvero cosa fosse appena accaduto.
Quando l’ambulanza del 118 è arrivata, madre e figlia erano già avvolte in una coperta, strette l’una all’altra. I sanitari le hanno caricate insieme sulla barella e le hanno accompagnate in clinica.
Nel frattempo, la notizia si era diffusa in tutto il rione. Davanti al palazzo si è formata una piccola folla. All’uscita dell’ambulanza, è partito un applauso spontaneo, come se quella nascita fosse appartenuta a tutti.
Ivan è arrivato pochi minuti dopo il parto. Salendo le scale, racconta di aver avuto paura per il sangue visto sul pavimento. Poi, entrando nella stanza, ha trovato la figlia tra le braccia di Carmela e ogni timore si è sciolto in un attimo.
Ha seguito l’ambulanza in auto, sorpreso dal percorso verso la clinica diversa da quella visitata poche ore prima. In testa, una sola domanda: come fosse possibile che il parto fosse stato considerato ancora lontano.
Anche Elisabetta ha raggiunto l’ospedale, per assicurarsi che tutto andasse bene. I medici, vedendola così coinvolta, le hanno persino chiesto se fosse un’ostetrica. Lei ha sorriso, ancora incredula.
Nel quartiere, intanto, qualcuno ha già trasformato l’evento in numeri da giocare al lotto. Ma per Elisabetta la vera ricchezza è un’altra: il legame nato con Marianna in quel pomeriggio inatteso.
«Tra me e lei c’è qualcosa che non si può spiegare», dice con la voce rotta dall’emozione. «Per lei ci sarò sempre, qualunque cosa accada».