Matilde Baldi muore in un incidente, il conducente: Sono distrutto e tace davanti al gip
Una giovane vita spezzata sull’asfalto, un’indagine che parla di velocità estrema e un indagato che sceglie il silenzio davanti al giudice. I dettagli dell’incidente di Asti ricostruiscono una notte di follia e dolore.
Franco Vacchina, imprenditore di 63 anni, è comparso davanti al giudice per l’interrogatorio di garanzia nell’inchiesta sull’incidente che ha causato la morte di Matilde Baldi. Ha deciso di non rispondere alle domande, limitandosi a definirsi “un uomo distrutto”. L’uomo si trova agli arresti domiciliari per il rischio di inquinamento delle prove.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, la tragedia sarebbe maturata al termine di una presunta gara di velocità tra due Porsche. Le auto avrebbero iniziato a correre nel centro abitato, proseguendo poi lungo l’autostrada Asti-Cuneo a velocità ritenute fuori controllo.
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I filmati delle telecamere, acquisiti agli atti, mostrano le vetture sfrecciare per lunghi tratti prima dello scontro. Le immagini sono considerate un elemento chiave per chiarire le responsabilità e la dinamica completa dell’accaduto.
L’incidente è avvenuto la sera dell’11 dicembre. La Porsche guidata da Vacchina ha tamponato la Fiat 500 su cui viaggiavano Matilde e la madre. I rilievi tecnici indicano una velocità superiore ai 212 chilometri orari al momento dell’impatto.
L’urto ha scaraventato l’utilitaria per decine di metri. Le condizioni della giovane sono apparse subito disperate e ogni tentativo di soccorso si è rivelato inutile.
Matilde aveva vent’anni e studiava Economia e Commercio. Era descritta come una ragazza solare, autonoma e determinata. Per contribuire alle spese familiari lavorava come barista dopo le lezioni.
Amava la pallavolo, gli animali e progettava il futuro con il fidanzato Francesco. Una quotidianità fatta di studio, lavoro e sogni, interrotta improvvisamente su un tratto di strada.
La famiglia chiede che venga fatta piena luce sulle responsabilità. Nel frattempo la difesa di Vacchina ha annunciato il ricorso al Tribunale del Riesame per chiedere la revoca dei domiciliari.
L’indagato è accusato anche di aver tentato di manomettere i resti dell’auto coinvolta nell’incidente, circostanza che ha inciso sulla decisione della misura cautelare. L’inchiesta prosegue per definire ogni aspetto di quella notte.