Groenlandia contesa, la Russia provoca Trump e rilancia l'ipotesi di un referendum

La Groenlandia torna al centro delle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti, Russia e Nato, con provocazioni, incontri diplomatici e nuovi scenari militari che riaccendono il dibattito sul futuro dell’isola artica.

groenlandia contesa

Donald Trump ha ribadito più volte che la Groenlandia rappresenta un nodo strategico per la sicurezza degli Stati Uniti. Secondo il presidente americano, l’isola non può restare esposta alle mire di potenze come Russia e Cina, la cui presenza navale nell’Artico viene osservata con crescente attenzione da Washington.

Le dichiarazioni hanno innescato una reazione immediata da Mosca. Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo, ha lanciato una provocazione destinata a far discutere: l’ipotesi di un referendum improvviso tra i circa 55.000 abitanti groenlandesi per un’adesione alla Federazione Russa, scenario descritto come imminente e irreversibile.

Leggi anche Groenlandia, Trump rilancia l'idea dell'acquisto: diplomazia, pressioni e ipotesi di forza

Nel suo intervento, Medvedev ha ironizzato sull’eventualità di una nuova regione federale russa, minimizzando qualsiasi possibilità di ritorno indietro e sottolineando come l’eventuale scelta popolare cambierebbe radicalmente l’equilibrio geopolitico dell’Artico.

La sortita russa, tuttavia, viene considerata soprattutto un’operazione di pressione diplomatica. Sul fronte occidentale, infatti, sono già in agenda colloqui decisivi: il segretario di Stato americano Marco Rubio incontrerà il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen per discutere del ruolo futuro degli Stati Uniti sull’isola.

Tra le proposte sul tavolo c’è l’ampliamento della presenza militare americana in Groenlandia, con la possibile apertura di nuove basi. Parallelamente, la Nato valuta un piano di sicurezza condiviso, sostenuto in particolare dal Regno Unito, che prevede il dispiegamento di forze dell’Alleanza sotto coordinamento statunitense.

Un altro punto centrale riguarda la cooperazione economica. L’intesa firmata nel 2004 a Igaliku potrebbe essere rilanciata per rafforzare i legami con Washington, soprattutto in settori strategici come lo sfruttamento delle terre rare e lo sviluppo delle infrastrutture.

Quel documento aveva ampliato l’Accordo di Difesa del 1951, consentendo agli Stati Uniti di potenziare la base aerea di Thule senza il veto di Danimarca e Groenlandia. Allo stesso tempo, riconosceva l’isola come parte del Regno danese, pur dotata di ampia autonomia.

Proprio questo equilibrio è oggi messo in discussione da Trump, che esclude soluzioni temporanee o formule di leasing e parla apertamente di acquisizione diretta della Groenlandia, senza compromessi intermedi.

La risposta delle autorità locali non si è fatta attendere. Il premier groenlandese Jens-Frederik Nielsen ha ricordato che la Groenlandia appartiene al Regno di Danimarca e, attraverso il Commonwealth, rientra nel perimetro di difesa della Nato, definendo questa posizione una linea non negoziabile.