Strage di Corinaldo, appello a Meloni: 'Non lasciateci soli come a Crans-Montana

Le famiglie della strage di Corinaldo scrivono a Giorgia Meloni dopo la tragedia di Crans-Montana, chiedendo sostegno, attenzione sulla sicurezza dei locali e un impegno concreto dello Stato per non lasciare sole le vittime.

strage corinaldo

Le famiglie delle vittime della strage di Corinaldo tornano a farsi sentire con una lettera aperta indirizzata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dopo la tragedia avvenuta a Crans-Montana. Un messaggio carico di dolore, ma anche di richiesta di attenzione e responsabilità istituzionale.

Nella notte dell’8 dicembre 2018, nella discoteca di Corinaldo, persero la vita cinque adolescenti tra i 14 e i 16 anni e una donna di 39 anni. Secondo i parenti, quanto accaduto in Svizzera presenta somiglianze evidenti con quella vicenda, entrambe segnate da carenze che avrebbero potuto evitare l’esito tragico.

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Le famiglie esprimono innanzitutto solidarietà ai parenti delle giovani vittime di Crans-Montana, ricordando quanto sia devastante perdere un figlio, una madre o una compagna in un luogo che avrebbe dovuto garantire sicurezza e spensieratezza.

Viene apprezzato il messaggio di vicinanza della presidente del Consiglio, che ha assicurato supporto alle famiglie coinvolte e l’impegno a non lasciarle sole nel percorso verso la giustizia. Parole considerate importanti, ma che per i parenti di Corinaldo riaprono una ferita ancora aperta.

Nel loro racconto, le famiglie sottolineano come il sostegno morale e materiale dello Stato sia essenziale per affrontare un iter giudiziario lungo e complesso, fatto di spese rilevanti, stress continuo e cambiamenti di vita profondi. Una condizione che, spiegano, non può ricadere solo sulle spalle di chi ha già perso tutto.

Nei prossimi mesi è attesa la decisione in appello sulla parte del processo legata alla sicurezza del locale. Una battaglia che, dopo sette anni, viene vissuta come solitaria, pur riguardando un tema che coinvolge l’intera collettività: la tutela delle persone nei luoghi di aggregazione.

L’obiettivo resta quello di chiarire le responsabilità e rispondere ai tanti interrogativi ancora aperti: perché il locale non era sicuro, quali controlli sono mancati, quali errori hanno contribuito alla tragedia. Domande che, secondo le famiglie, riguardano anche Crans-Montana.

I parenti evidenziano come la presenza di norme più rigide non sia sufficiente se non viene accompagnata dal rispetto effettivo delle regole. Per questo definiscono entrambe le tragedie come eventi che potevano e dovevano essere evitati.

Sette anni dopo, la sensazione è che l’esperienza di Corinaldo non sia stata sufficiente a prevenire nuovi drammi simili. Da qui la richiesta di un sostegno concreto anche per le famiglie italiane, affinché il loro percorso non resti invisibile.

La loro battaglia viene descritta come una lotta che riguarda tutti, perché legata alla sicurezza collettiva e alla possibilità di impedire che tragedie di questo tipo continuino a ripetersi.