Crisi Iran, chi è Ali Khamenei: il percorso della Guida Suprema diventata ayatollah in una notte
Le proteste tornano a scuotere l’Iran mentre la figura di Ali Khamenei, Guida Suprema da oltre quattro decenni, resta al centro di un sistema politico sotto pressione interna e internazionale, tra crisi economiche, tensioni regionali e incognite sulla successione.
Le piazze iraniane si riempiono di nuovo di voci contrarie al potere. Inflazione, restrizioni sociali e repressione alimentano una protesta diffusa che riporta al centro della scena Ali Khamenei, leader religioso e politico che guida il Paese dal 1989.
Nato a Mashhad il 19 aprile 1939, in una delle città più sacre per lo sciismo, Khamenei cresce in un ambiente profondamente religioso. Dopo la formazione di base in una maktab, prosegue gli studi teologici nel seminario locale, entrando in contatto con figure centrali del clero sciita, tra cui Ruhollah Khomeini.
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I periodi di studio a Najaf e poi a Qom, cuore della dottrina sciita, consolidano il suo profilo religioso e politico. In quegli anni Khamenei matura una visione apertamente rivoluzionaria, dichiarandosi discepolo di Khomeini e aderendo al movimento che si opponeva allo Shah e alla sua alleanza con l’Occidente.
Le prime conseguenze arrivano presto. Tra il 1963 e il 1964 viene arrestato più volte per attività considerate sovversive. Dopo la rivoluzione islamica del 1979 entra nel Consiglio della Rivoluzione, per poi assumere incarichi chiave nella Difesa e nei rapporti con i Guardiani della Rivoluzione.
Nel 1981 un attentato durante un discorso in moschea lo lascia con gravi lesioni al braccio destro. L’attacco, rivendicato dai Mojahedin del Popolo, rafforza il suo ruolo simbolico nel nuovo assetto politico della Repubblica islamica.
Dopo l’uccisione del presidente Rajai, Khamenei viene eletto capo dello Stato e resta in carica per due mandati. Alla morte di Khomeini, l’Assemblea degli Esperti lo nomina Rahbar, nonostante non possieda inizialmente i requisiti religiosi tradizionali. La Costituzione viene modificata e, in poche ore, ottiene anche il titolo di ayatollah.
Sotto la sua guida, l’Iran attraversa fasi politiche contrastanti. Con il riformista Mohammad Khatami, Khamenei frena le aperture verso l’Occidente e le riforme sociali. Con Mahmoud Ahmadinejad, inizialmente considerato un alleato, il Paese vive invece alcune delle crisi più gravi della sua storia recente.
La rielezione contestata del 2009 provoca le manifestazioni dell’Onda Verde, represse con centinaia di vittime e migliaia di arresti. Tra i detenuti figurano anche i principali leader dell’opposizione, mentre la distanza tra Ahmadinejad e la Guida Suprema diventa sempre più evidente.
Nel 2013 l’arrivo di Hassan Rohani riapre il dialogo internazionale. L’accordo sul nucleare del 2015 porta alla sospensione delle sanzioni, ma l’uscita degli Stati Uniti dall’intesa nel 2018 riporta l’economia iraniana in una fase di forte instabilità.
Khamenei sostiene formalmente l’accordo sul piano diplomatico, ma ostacola l’ampliamento delle libertà civili. Le proteste del 2019 segnano un nuovo punto di rottura, con slogan diretti contro la Guida Suprema.
La retorica anti-occidentale resta uno dei tratti costanti della sua leadership. Le tensioni con Israele, definito più volte una minaccia esistenziale, e con gli Stati Uniti si intensificano dopo l’uccisione di Qassem Soleimani nel 2020, seguita da una risposta militare iraniana contro basi americane in Iraq.
Pochi giorni dopo, l’abbattimento accidentale di un aereo ucraino provoca 176 vittime e nuove manifestazioni. La pandemia di Covid-19 trova inizialmente Khamenei scettico sulla gravità della situazione, contribuendo a un clima di sfiducia verso le istituzioni.
Nel giugno 2025, il conflitto diretto tra Iran e Israele, durato dodici giorni prima del cessate il fuoco, lascia segni profondi nella società e nelle forze armate. L’escalation militare si aggiunge a una fase già segnata da forte tensione interna.
Intanto, dagli Stati Uniti arrivano avvertimenti su possibili interventi in caso di repressione violenta delle proteste. Il futuro dell’Iran appare legato non solo alla stabilità del sistema politico, ma anche alla questione della successione di Khamenei, più volte al centro di indiscrezioni sulle sue condizioni di salute.
La sua figura continua a rappresentare il perno di un equilibrio fragile, tra potere religioso, controllo politico e una società che mostra segnali sempre più evidenti di insofferenza.