Alberto Trentini libero, la prima telefonata e il rientro dopo 423 giorni di carcere
Dopo 423 giorni di detenzione in Venezuela, Alberto Trentini ritrova la libertà tra incredulità, sollievo e fragilità. Una telefonata a casa, un volo di Stato e l’inizio di un rientro che richiede tempo e cura.
La libertà è arrivata con un gesto semplice e quasi irreale: una sigaretta accesa davanti alla residenza italiana. Alberto Trentini ha segnato così il confine tra la prigione di Rodeo I e una nuova fase della sua vita, ancora tutta da ricostruire.
Con lui c’era Mario Burlò. I due sono stati accompagnati in serata da un’auto governativa, senza preavviso. Per la prima volta dall’arresto non sono stati incappucciati durante il trasferimento, un dettaglio che ha reso il momento ancora più simbolico.
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Una volta arrivati, hanno raccontato di non aver subito torture fisiche, pur descrivendo un ambiente duro e segnato dall’isolamento tipico dei detenuti politici. Le loro parole hanno restituito il peso di una detenzione lunga e psicologicamente estenuante.
L’emozione più forte è esplosa davanti a un telefono. Alberto ha chiamato casa, cercando una voce familiare per confermare che tutto fosse reale. La madre, Armanda Colusso, ha risposto tra le lacrime, ripetendo parole di attesa e sollievo che hanno rotto mesi di silenzio.
Nel frattempo, davanti all’abitazione della famiglia, amici e residenti hanno lasciato fiori e messaggi. La madre è uscita in auto senza rilasciare dichiarazioni, circondata da un’attenzione discreta ma costante.
Nelle ore successive alla liberazione, Trentini e Burlò hanno chiesto medicinali e beni essenziali. La scarcerazione improvvisa li aveva colti impreparati, ancora sospesi tra stanchezza e incredulità.
Il rientro in Italia è stato possibile grazie a un lungo lavoro diplomatico che ha coinvolto ministeri, governo e servizi di intelligence. Un intreccio di trattative che, per mesi, non si è mai interrotto.
Nella residenza italiana, la tensione accumulata ha lasciato spazio a una commozione condivisa tra diplomatici e i due ex detenuti, consapevoli di aver attraversato una fase che avrebbe lasciato segni profondi.
Il viaggio verso casa avverrà a bordo di un aereo di Stato. In cabina sarà presente una psicologa, incaricata di accompagnare i primi momenti di un ritorno che non è solo geografico, ma anche emotivo e mentale.
Per Alberto Trentini, la libertà non è stata un’esplosione di euforia, ma un passaggio delicato, fatto di silenzi, respiri lenti e piccoli gesti che segnano l’inizio di una ripresa possibile.