Garlasco, nuove testimonianze e sentenza: scontro tra tv e tribunale sul caso Poggi
Nuove dichiarazioni riportano l’attenzione sul caso Poggi, mentre una sentenza ribadisce i limiti tra cronaca e diffamazione. Tra testimonianze contestate e decisioni giudiziarie, il dibattito su Garlasco torna a riaccendersi.
Il delitto di Chiara Poggi continua a occupare spazio nel dibattito pubblico, sospeso tra ricostruzioni televisive e valutazioni giudiziarie. A riaccendere la discussione è un contrasto sempre più evidente tra una recente sentenza del Tribunale di Milano e un nuovo servizio televisivo dedicato al caso.
Nelle motivazioni depositate dalla giudice Sara Faldini, che ha condannato autore e conduttore di un servizio a una multa e al risarcimento in favore di Stefania Cappa, viene ribadito che collegare la famiglia Cappa all’omicidio di Garlasco costituisce diffamazione. Secondo il tribunale, tali associazioni non trovano fondamento negli atti processuali.
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La trasmissione televisiva coinvolta, tuttavia, ha scelto di proseguire nella propria inchiesta, presentando due nuove testimonianze definite inedite. Si tratta dei racconti di una donna e di un uomo che, senza conoscersi tra loro, sostengono di aver visto passare Mariarosa Cappa e una delle figlie nelle vicinanze della casa dei Poggi la mattina del 13 agosto 2007.
I due testimoni affermano di aver assistito direttamente a quei movimenti nelle ore in cui Chiara Poggi venne uccisa. Secondo la trasmissione, queste dichiarazioni potrebbero rafforzare una versione già emersa in passato e poi messa in discussione dagli investigatori.
Il riferimento è alla deposizione dell’operaio Marco Muschitta, che all’epoca raccontò di aver notato una ragazza bionda in bicicletta uscire da via Pascoli, la strada in cui si trova l’abitazione dei Poggi. Quella testimonianza, però, fu giudicata inattendibile durante le indagini.
Oggi, le nuove dichiarazioni vengono presentate come un possibile elemento di continuità con quel racconto, sebbene la loro attendibilità debba ancora essere valutata nelle sedi competenti. Nel frattempo, resta aperto il confronto tra chi invoca prudenza nel rispetto delle sentenze e chi rivendica il diritto di proporre ulteriori ricostruzioni.
Il caso Garlasco, a distanza di anni, continua così a muoversi su un confine sottile tra memoria giudiziaria, narrazione mediatica e ricerca di nuove verità.