Iran, proteste represse e tensioni con gli Usa: Trump valuta l'attacco
La repressione delle proteste in Iran lascia centinaia di morti e migliaia di arresti. Mentre Teheran proclama il lutto nazionale, Donald Trump valuta un ventaglio di risposte, incluse opzioni militari, informatiche ed economiche.
Il bilancio delle manifestazioni in Iran continua ad aggravarsi. Le vittime accertate superano le 500, con quasi 490 manifestanti uccisi e 48 agenti morti, mentre gli arresti avrebbero oltrepassato quota diecimila. Organizzazioni per i diritti umani parlano di un numero ancora più alto di civili colpiti durante le operazioni delle forze di sicurezza.
Secondo la fondazione legata al premio Nobel Narges Mohammadi, in diverse città si sarebbero verificate vere e proprie sparatorie di massa contro i dimostranti. Alcuni resoconti indicano un numero di vittime che potrebbe superare le duemila unità, con testimonianze definite “inermi e sconvolgenti”.
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Immagini verificate mostrano scene drammatiche all’istituto di medicina legale di Kahrizak, nella provincia di Teheran. Famiglie disperate osservano schermi con fotografie di cadaveri, nel tentativo di riconoscere parenti scomparsi. In alcune riprese si vedono sacchi neri disposti all’esterno dell’edificio, tra urla e pianti di chi attende notizie.
Altri filmati documentano corpi sistemati su aree sterrate vicino alla struttura forense, mentre i parenti si muovono tra i resti con crescente angoscia. Le autorità, attraverso i media statali, insistono sul fatto che tra le vittime vi siano anche persone estranee alle proteste, colpite in circostanze ancora poco chiare.
Il governo iraniano ha proclamato tre giorni di lutto nazionale, definendo le vittime come caduti di una “battaglia di resistenza”. Il presidente Masoud Pezeshkian ha espresso cordoglio e ha invitato la popolazione a partecipare a una marcia nazionale di sostegno al regime.
Per lunedì 12 gennaio sono previsti raduni in diverse città, con una manifestazione centrale in piazza Enqelab a Teheran. L’obiettivo dichiarato è condannare le proteste, descritte dai media ufficiali come azioni di rivoltosi e gruppi armati.
Negli Stati Uniti, Donald Trump sta valutando una serie di possibili risposte alla repressione. Tra i dossier sul suo tavolo figurano ipotesi che vanno da misure diplomatiche ed economiche fino a opzioni militari, anche se un intervento immediato non viene considerato probabile.
All’interno dell’amministrazione c’è timore che un attacco diretto possa rafforzare il consenso interno verso il regime iraniano e provocare una nuova escalation regionale. Le valutazioni includono anche scenari di ritorsione da parte di Teheran.
Martedì 13 gennaio è previsto un briefing con i principali collaboratori del presidente per definire una strategia complessiva. In agenda figurano azioni informatiche, sanzioni aggiuntive e il potenziamento delle reti di informazione antigovernative.
Al tavolo dei colloqui parteciperanno il Segretario di Stato Marco Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth e il generale Dan Caine. Secondo indiscrezioni, non è attesa una decisione definitiva, poiché il confronto è ancora in fase preliminare.
Un nuovo raid contro l’Iran rappresenterebbe il secondo autorizzato da Trump, dopo l’attacco aereo dell’agosto 2025 che colpì tre siti nucleari, causando danni rilevanti alle strutture.
Tra le ipotesi discusse compare anche l’invio di terminali Starlink per garantire ai manifestanti l’accesso a internet, nonostante i blocchi imposti dalle autorità. Secondo i dati di Netblocks, la connettività del Paese sarebbe ridotta a circa l’1% dei livelli abituali.
Il blackout digitale sta limitando la possibilità di informarsi e comunicare con l’esterno, aumentando l’isolamento della popolazione. Washington valuta se un sostegno tecnologico possa rafforzare la capacità di coordinamento delle proteste.
Resta però il rischio che un intervento percepito come simbolico, ma inefficace, possa indebolire la fiducia dei manifestanti nel sostegno internazionale, in un momento in cui la pressione interna sul regime continua a crescere.