Trump contro Cuba: Stop a petrolio e fondi dal Venezuela, spiraglio per un accordo
Donald Trump torna a colpire Cuba dopo il Venezuela, annunciando lo stop a petrolio e fondi e aprendo, per la prima volta, alla possibilità di un accordo politico con L’Avana, tra accuse e reazioni immediate dell’isola.
Dopo Caracas, nel mirino della Casa Bianca finisce anche L’Avana. Donald Trump prevede un rapido indebolimento del governo cubano e ribadisce che il sostegno economico proveniente dal Venezuela non è più destinato a continuare.
Secondo il presidente statunitense, Cuba avrebbe garantito per anni servizi di sicurezza ai vertici venezuelani in cambio di petrolio e risorse finanziarie. Un rapporto che, a suo giudizio, avrebbe sostenuto i governi di Nicolás Maduro attraverso personale militare e consulenze operative.
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Trump afferma che parte dei militari cubani impiegati nella protezione del leader venezuelano sarebbero rimasti uccisi in un recente attacco, avvenuto il 3 gennaio, con un bilancio stimato di almeno 32 vittime. Da qui la convinzione che il Venezuela non necessiti più di protezione esterna.
Il presidente rivendica il ruolo degli Stati Uniti come nuova garanzia di sicurezza per Caracas, definendo l’esercito americano il più potente al mondo. Di conseguenza, annuncia la chiusura totale dei flussi di petrolio e denaro verso Cuba: per l’isola, secondo Trump, non ci sarebbe più alcuna forma di sostegno.
Nello stesso messaggio, il leader americano lancia un avvertimento diretto, invitando L’Avana a valutare un accordo politico prima che la situazione diventi irreversibile.
La risposta cubana non tarda ad arrivare. Il presidente Miguel Díaz-Canel respinge ogni pressione, rivendicando la sovranità del Paese e dichiarando che Cuba è pronta a difendere la propria indipendenza senza accettare imposizioni esterne.
Sulla stessa linea si esprime il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez, che nega qualsiasi compenso ricevuto per attività di sicurezza all’estero e respinge le accuse di mercenarismo. L’Avana rivendica il diritto di commerciare liberamente combustibili e risorse con qualsiasi partner disposto a farlo.
Rodríguez accusa inoltre Washington di adottare politiche coercitive e di comportarsi come una potenza egemone, sostenendo che il diritto internazionale e la legittimità giuridica siano dalla parte di Cuba.