Stati Uniti, stretta migratoria e natalità in calo frenano la crescita demografica

La crescita della popolazione statunitense rallenta come mai prima: meno nascite, politiche migratorie più rigide e un futuro demografico che cambia equilibrio tra lavoro, welfare e struttura sociale.

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Nei prossimi trent’anni la popolazione americana aumenterà di circa 15 milioni di persone, un dato nettamente inferiore rispetto alle stime elaborate in passato. Le nuove proiezioni indicano un passaggio da 349 a 364 milioni di abitanti entro il 2056, con un incremento ridotto rispetto alle previsioni formulate solo un anno prima.

Secondo le analisi ufficiali, il numero complessivo di residenti dovrebbe stabilizzarsi proprio a metà secolo. Senza il contributo dell’immigrazione, la popolazione inizierebbe invece a diminuire già dal 2030, quando i decessi supereranno le nascite, rendendo l’apporto degli stranieri una componente centrale della crescita demografica.

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Le politiche dell’amministrazione Trump incidono in modo diretto su questo scenario. Un precedente rapporto aveva stimato che le espulsioni e le nuove misure restrittive porteranno all’allontanamento di circa 320.000 persone nell’arco di dieci anni. Solo nel 2025, le deportazioni hanno superato le 600.000 unità.

Il governo sostiene inoltre che quasi due milioni di individui abbiano lasciato volontariamente il Paese, anche se tali numeri non sono accompagnati da conferme statistiche indipendenti. Tra gli strumenti adottati figurano il blocco dei visti per alcuni Paesi e l’impiego intensivo degli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement nelle principali città.

Anche in caso di un futuro allentamento delle restrizioni, gli effetti non sarebbero immediatamente reversibili. Gli esperti parlano di uno shock demografico, con conseguenze destinate a protrarsi nel tempo per via della minore presenza di immigrati nella forza lavoro.

Il calo della natalità accentua ulteriormente il problema. Per garantire la sostituzione generazionale servirebbero 2,1 figli per donna, ma le proiezioni indicano 1,58 nel 2026 e 1,53 nel 2036, con livelli destinati a restare stabili per almeno vent’anni.

Questo squilibrio si riflette sul sistema economico e sociale. Meno lavoratori attivi significano minori entrate fiscali, proprio mentre pensioni e sanità affrontano la pressione dell’invecchiamento della popolazione. Entro la fine del decennio, tutti i baby boomers avranno superato i 65 anni.

L’immigrazione resta la variabile più imprevedibile nei modelli demografici, perché oscilla più di nascite e decessi. Negli ultimi anni aveva sostenuto la crescita, compensando la bassa fertilità e l’aumento dell’età media.

I dati più recenti mostrano che nel 2024 gli ingressi netti sono aumentati di 2,8 milioni rispetto all’anno precedente. Tuttavia, le stime per il 2025 non sono ancora definitive e il principale sondaggio nazionale ha segnalato una diminuzione di 1,8 milioni di adulti immigrati tra gennaio e novembre.

Alcuni demografi invitano alla cautela nell’interpretare questi numeri, ipotizzando che possano riflettere una minore partecipazione al rilevamento piuttosto che un reale crollo della presenza straniera negli Stati Uniti.