Maternità, età delle gravidanze e longevità: cosa rivela lo studio sulle gemelle

Uno studio su migliaia di gemelle analizza il legame tra maternità, numero di figli ed età delle gravidanze, mostrando come queste variabili possano riflettersi sui modelli di invecchiamento e sulla longevità biologica.

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Diventare madre non è solo una scelta di vita, ma può lasciare tracce misurabili anche sull’invecchiamento. Una ricerca condotta su quasi 15 mila gemelle finlandesi ha osservato come il numero di figli e il momento delle gravidanze siano associati a differenti prospettive di durata della vita.

Le partecipanti, nate tra il 1957 e il 1980, sono state seguite per decenni a partire dagli anni Settanta attraverso questionari e controlli periodici. Dai dati è emerso che le donne con due o tre figli presentano, in media, una longevità superiore rispetto ad altri gruppi.

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Anche la tempistica delle gravidanze sembra contare. Le nascite avvenute tra i 24 e i 38 anni risultano collegate a profili di invecchiamento più favorevoli, mentre un numero molto elevato di figli, oltre quattro, è associato a una riduzione dell’aspettativa di vita e a un’accelerazione dei processi biologici legati all’età.

Secondo i ricercatori, questi risultati sono coerenti con la cosiddetta teoria della storia della vita, che descrive come gli organismi distribuiscano risorse limitate tra riproduzione e mantenimento del corpo. Investire molta energia nella procreazione può sottrarne ai meccanismi di riparazione cellulare, influenzando così la durata della vita.

Un dato inatteso riguarda le donne senza figli, che mostrano un invecchiamento leggermente più rapido rispetto a chi ne ha avuti pochi. Gli autori precisano però che questo risultato potrebbe dipendere da fattori esterni, come condizioni di salute o stili di vita, non completamente controllabili.

Lo studio sottolinea con forza che si tratta di osservazioni valide a livello di popolazione e non di indicazioni individuali. Le trasformazioni sociali, come l’aumento dell’età al primo parto e la riduzione delle dimensioni familiari, rendono impossibile trarre regole universali per le scelte personali.

Un elemento innovativo della ricerca è l’uso degli orologi epigenetici, strumenti che misurano l’invecchiamento biologico attraverso campioni di sangue. Questo metodo consente di individuare segni di deterioramento cellulare molti anni prima che emergano conseguenze cliniche evidenti.

Le analisi biologiche hanno confermato quanto osservato nei dati sulla mortalità: le donne con molti figli o senza figli risultano, in media, biologicamente più anziane rispetto alla loro età anagrafica. Una discrepanza che si traduce in un rischio più elevato di eventi avversi nel tempo.

In alcune valutazioni, anche una maternità molto precoce è risultata associata a un invecchiamento biologico più marcato. Un effetto che potrebbe riflettere meccanismi evolutivi legati alla riproduzione anticipata, pur con possibili costi per la salute a lungo termine.

I ricercatori ribadiscono che le scelte riproduttive lasciano un’impronta biologica misurabile, ma non costituiscono una base per raccomandazioni personali. I risultati descrivono tendenze generali e non determinano il destino individuale di ogni donna.