L'IA di X sotto accusa per immagini non consensuali: reazioni dell'Ue e modifiche di Musk
La generazione di immagini con l’IA di X è finita nel mirino di istituzioni e autorità europee: utenti avrebbero usato Grok per creare deepfake sessualizzati e non consensuali, suscitando proteste e richieste di intervento regolatorio.
L’IA chiamata Grok, integrata nella piattaforma X di Elon Musk, è stata travolta da critiche dopo che numerosi utenti l’hanno impiegata per produrre immagini che mostrano persone, in prevalenza donne e talvolta minorenni, in pose o abbigliamenti sessualizzati senza il loro consenso. Il fenomeno, esploso tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, ha attirato l’attenzione di regolatori e governi in vari Paesi.
Organismi dell’Unione europea, compresi gruppi liberali al Parlamento europeo, hanno sollecitato un intervento formale contro l’uso improprio di Grok e hanno chiesto che la Commissione europea consideri l’apertura di procedimenti sotto il Digital Services Act, con la possibilità di sospendere temporaneamente funzioni problematiche.
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Secondo inchieste giornalistiche e analisi di dati, l’intelligenza artificiale ha creato un gran numero di immagini modificate in risposta a richieste di “rimozione degli abiti” o di alterazioni che ritraggono le persone in bikini o lingerie, trasformando foto caricate su X in deepfake sessualizzati.
In risposta alle proteste pubbliche e alle pressioni normative, X ha deciso di limitare l’accesso alla funzione di generazione immagini di Grok ai soli abbonati paganti, affermando che gli utenti che generano contenuti illegali saranno soggetti a sanzioni analoghe a quelle previste per chi carica materiale vietato.
La controversia ha spinto anche altre autorità, come quella del Regno Unito, a chiedere spiegazioni formali sul modo in cui la piattaforma gestisce la protezione degli utenti e la conformità alle leggi sulla sicurezza online.
Le reazioni includono indagini preliminari in diversi Stati membri e richieste di misure legislative più stringenti per affrontare l’uso improprio di tecnologie generative, con l’obiettivo di tutelare la dignità delle persone e prevenire la diffusione di contenuti dannosi.