Trump insiste sulla Groenlandia: La vogliamo, in un modo o nell'altro
Donald Trump rilancia sulla Groenlandia con toni durissimi, collegando sicurezza, competizione globale e futuro dell’Artico. Tra diplomazia, avvertimenti e scenari militari, il presidente Usa riporta l’isola al centro della politica internazionale.
Alla Casa Bianca, durante un incontro con i dirigenti delle compagnie energetiche interessate al Venezuela, Donald Trump trasforma una conferenza informale in un messaggio politico destinato a far discutere. Al centro delle sue parole c’è la Groenlandia, definita un tassello irrinunciabile per la sicurezza degli Stati Uniti.
Il presidente descrive l’Artico come il nuovo baricentro della competizione globale, tra rotte commerciali emergenti e risorse strategiche. In questo scenario, l’isola autonoma legata alla Danimarca assume un valore che va oltre la geografia: per Washington è una chiave di controllo su un’area sempre più contesa.
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Trump ricorda che l’idea di acquistare il territorio non è mai stata archiviata. Tuttavia, oggi evita di parlare di cifre. Sostiene che l’obiettivo non sia economico, ma geopolitico, e avverte che senza un intervento americano la Groenlandia rischierebbe di finire sotto l’influenza di Russia e Cina.
Il tono si fa più duro quando mette in discussione il legame storico con Copenaghen. Secondo Trump, la presenza danese nei secoli passati non garantirebbe un diritto assoluto sul territorio. Ciò che conta, afferma, è la situazione attuale, con navi e sottomarini di Mosca e Pechino nelle acque circostanti.
Pur dichiarandosi favorevole a un accordo, il presidente lascia intendere che gli Stati Uniti sono pronti a muoversi anche con metodi meno concilianti. La diplomazia resta sul tavolo, come dimostra l’imminente incontro tra il segretario di Stato Marco Rubio e i rappresentanti danesi, ma le parole di Trump suonano come un avvertimento.
Nel corso della conferenza, l’attenzione si sposta poi sulla guerra in Ucraina. A una domanda su un possibile intervento diretto contro Vladimir Putin, Trump risponde che non lo ritiene necessario. Rivendica un rapporto personale positivo con il leader russo e si dice convinto di poter favorire un accordo di pace.
Cita numeri pesanti sulle perdite militari e sottolinea le difficoltà dell’economia russa, sostenendo che proprio queste condizioni renderebbero possibile una soluzione negoziata. A suo giudizio, Putin temerebbe soprattutto gli Stati Uniti, più che l’Europa.
Parlando dell’Unione Europea, Trump invita i Paesi a rafforzarsi politicamente e a rivedere le proprie strategie sull’immigrazione. Ribadisce il legame culturale con il continente, ricordando le sue origini, ma avverte che molte realtà europee sarebbero ormai profondamente cambiate.
Nel quadro tracciato dal presidente, la Groenlandia, la Nato e il conflitto russo-ucraino diventano parti dello stesso disegno: una competizione globale in cui Washington, secondo Trump, deve guidare con decisione per evitare che altri riempiano il vuoto di potere.