Missile Oreshnik contro Leopoli, la Russia invia un segnale all'Europa
Il lancio del missile ipersonico Oreshnik riporta la tensione ai massimi livelli. Mosca parla di risposta a un attacco ucraino, mentre Kiev e l’Europa leggono l’azione come un segnale diretto ai confini dell’Unione.
Il nuovo impiego del missile Oreshnik da parte della Russia contro obiettivi in Ucraina occidentale ha riacceso l’allarme nelle capitali europee. L’azione viene interpretata come un messaggio politico e militare rivolto non solo a Kiev, ma anche ai Paesi dell’Unione pronti a rafforzare il proprio coinvolgimento nel conflitto.
Secondo le informazioni diffuse da Mosca, l’arma ipersonica avrebbe una gittata stimata fino a 5.500 chilometri e la capacità di trasportare testate convenzionali o nucleari. Le autorità russe sostengono inoltre che il sistema sia progettato per eludere le attuali difese antimissile, rendendolo particolarmente difficile da intercettare.
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Da settimane l’Oreshnik è stato posizionato anche in Bielorussia, avvicinandosi così ai confini dell’Europa occidentale. Nell’ultimo attacco, il missile ha colpito l’area di Leopoli, in risposta a un presunto assalto con droni che Kiev avrebbe tentato contro la residenza di Vladimir Putin a Valdai.
L’Ucraina ha più volte ridimensionato il valore strategico dell’arma, definendola una tecnologia aggiornata di sistemi già noti. Il Servizio di Sicurezza ucraino ha recuperato e mostrato frammenti del vettore, tra cui parti del sistema di guida, elementi della propulsione e componenti del meccanismo di orientamento, con l’obiettivo di analizzarne le reali capacità operative.
Da Mosca, il vicepresidente del Consiglio di sicurezza Dmitry Medvedev ha collegato l’operazione a un contesto internazionale definito “caotico”, sostenendo che la Russia debba agire contro comportamenti considerati irresponsabili. L’Ucraina resta il bersaglio principale, ma il riferimento ai partner occidentali è esplicito.
Il ministero della Difesa russo ha parlato di una risposta diretta a un attacco contro la residenza presidenziale nella regione di Novgorod, avvenuto nella notte del 29 dicembre 2025. Secondo la versione ufficiale, i raid avrebbero colpito impianti di produzione di droni e infrastrutture energetiche legate al complesso militare-industriale ucraino.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha sottolineato come l’uso ripetuto dell’Oreshnik, vicino ai confini dell’Unione europea, rappresenti una minaccia condivisa per numerose capitali. Varsavia, Bucarest e Budapest vengono citate come esempi di città che rientrano potenzialmente nel raggio d’azione di simili sistemi.
Zelensky ha inoltre richiamato la necessità di una difesa collettiva europea realmente efficace, osservando come l’assenza di giustificazioni credibili da parte russa renda ancora più evidente la fragilità dell’attuale assetto di sicurezza nel continente.
La risposta dei leader europei non si è fatta attendere. Il premier britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz hanno definito l’uso del missile a medio raggio un’escalation inaccettabile, ribadendo la volontà di mantenere una linea comune a sostegno dell’Ucraina.
In una nota diffusa da Downing Street, i tre leader hanno richiamato l’unità emersa nei recenti incontri e i progressi compiuti sul piano diplomatico, sottolineando anche la collaborazione con gli Stati Uniti per arrivare a una pace considerata giusta e duratura.
Starmer ha infine dichiarato che la Russia starebbe utilizzando accuse costruite per legittimare operazioni militari che, agli occhi degli alleati occidentali, rappresentano un ulteriore passo verso l’inasprimento del conflitto.