Meloni: sicurezza, minori e step politici nel nuovo anno

La premier Meloni ammette che sul fronte della sicurezza i risultati non sono all’altezza delle attese e difende le misure per i giovani in difficoltà, ribadendo che l’intento non è “buttare in carcere i minori” ma intervenire per salvarli.

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Alla tradizionale conferenza stampa di inizio anno con i giornalisti, la presidente del Consiglio ha affrontato numerosi temi, dalla situazione internazionale alla politica interna, ponendo un accento sulla sicurezza cittadina e sulla gestione della criminalità giovanile.

Riconoscendo che l’azione del governo in materia di ordine pubblico «non ha ancora prodotto risultati soddisfacenti», Meloni ha annunciato l’intenzione di dare un’ulteriore spinta alle politiche di sicurezza per il 2026, sottolineando la necessità di un’azione coordinata tra esecutivo, forze dell’ordine e magistratura.

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Sul fronte internazionale, la premier ha escluso l’invio di truppe italiane in Ucraina, spiegando che lo strumento principale di garanzia resta l’articolo 5 della Nato, pur lasciando aperto il dibattito parlamentare su eventuali missioni nel quadro di coalizioni multilaterali.

Rispondendo alle critiche sulla possibilità di misure più dure per i minorenni coinvolti in reati, Meloni ha ribadito che l’obiettivo non è quella di «mettere i ragazzi in carcere», ma di utilizzare strumenti legislativi come il cosiddetto decreto Caivano con finalità preventive e di recupero sociale per fronteggiare fenomeni come le gang giovanili.

La premier ha anche toccato altri dossier, come il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati fissato per il 22 e 23 marzo, auspicando che le norme attuative siano approvate prima del rinnovo del Csm, e ha espresso la speranza di un dialogo costruttivo con le opposizioni sulla riforma della legge elettorale, pur con diversi orientamenti parlamentari.