Fabrizio Corona su Netflix, la docu-serie Io sono notizia racconta l'Italia tra realtà e spettacolo
Un ritratto senza sconti di Fabrizio Corona, tra potere mediatico, contraddizioni personali e spettacolarizzazione del dolore, nella docu-serie Netflix che racconta trent’anni di Italia sospesa tra cronaca e intrattenimento.
La docu-serie in cinque episodi debutta su Netflix il 9 gennaio e si apre con una dichiarazione che ne anticipa il tono: Corona si definisce privo di certezze morali e di appartenenze ideologiche. Da qui prende forma un racconto che attraversa decenni di costume, politica, televisione e giustizia.
L’opera non segue la linea classica della biografia. Preferisce muoversi nei territori ambigui dove la cronaca diventa narrazione e la vita privata si trasforma in prodotto pubblico. L’obiettivo dichiarato dagli autori è osservare il personaggio senza assoluzioni né condanne, esplorando le zone grigie tra verità e rappresentazione.
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Il registro scelto è quello della tragicommedia, pensato per accompagnare una storia segnata da eccessi, cadute e continue resurrezioni mediatiche. La leggerezza non cancella il peso degli eventi, ma li rende più leggibili, mostrando come Corona abbia spesso convertito il dolore in racconto e la sconfitta in spettacolo.
Figlio del giornalista Vittorio Corona, protagonista dell’editoria degli anni Ottanta, Fabrizio cresce con l’urgenza di dimostrare di essere all’altezza di un’eredità ingombrante. Se il padre cercava la verità, il figlio individua nel mercato e nella visibilità la nuova misura del successo.
Accanto a Lele Mora costruisce un sistema basato sul commercio delle vite altrui, trasformando il gossip in strumento di potere. Con l’inchiesta di Vallettopoli, l’immagine del vincente si incrina: l’accusa di estorsione lo rende un bersaglio pubblico ma, allo stesso tempo, consolida il suo ruolo di personaggio mediatico.
Da quel momento la sua storia si intreccia con una battaglia continua tra tribunali e prime pagine, tra dichiarazioni provocatorie e reazioni polarizzate. La docu-serie restituisce questo percorso attraverso interviste e testimonianze che includono, tra gli altri, Marianna Aprile, Platinette, Nina Moric, Marco Travaglio e Costantino Vitagliano.
Il risultato è il ritratto di un antieroe capace di trasformare ogni fase della propria esistenza in racconto pubblico, in un’Italia che, dagli anni Novanta a oggi, fatica sempre più a distinguere tra ciò che accade e ciò che viene messo in scena.