Var e arbitri in Serie A: tra interpretazioni opposte e decisioni imprevedibili
A metà stagione il Var doveva garantire uniformità e chiarezza, ma le ultime giornate di Serie A raccontano altro: decisioni incoerenti, interpretazioni opposte e tifosi sempre più disorientati davanti alla tecnologia.
L’idea originaria era semplice: l’arbitro al centro del gioco, la tecnologia come aiuto per correggere errori evidenti. Regole precise, protocolli condivisi e un utilizzo limitato del Var avrebbero dovuto ridurre le contestazioni e restituire serenità al campo e alle tribune.
A stagione 2025-2026 arrivata al giro di boa, lo scenario appare però molto diverso. Gli ultimi turni di campionato hanno mostrato un sistema che fatica a mantenere coerenza, con episodi simili giudicati in modo opposto anche all’interno della stessa partita.
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In Lazio-Fiorentina, ad esempio, due contatti in area hanno generato valutazioni contrastanti: una trattenuta evidente è rimasta senza sanzione, mentre un tocco più leggero è stato considerato potenzialmente punibile. Situazioni analoghe, esiti differenti, senza un criterio facilmente leggibile.
Lo stesso clima di incertezza si è visto in Napoli-Verona, dove un fallo di mano è stato annullato dalla presenza di un precedente contatto dell’attaccante. Decisione formalmente legittima, ma difficile da conciliare con altri casi recenti valutati in maniera opposta.
Il problema non riguarda un singolo errore o una squadra penalizzata. La sensazione diffusa è che ogni intervento del Var sia diventato imprevedibile, una sorta di estrazione casuale in cui nemmeno le immagini garantiscono una lettura uniforme.
La discrezionalità, che un tempo era attribuita solo all’arbitro in campo, oggi sembra moltiplicarsi. Direttore di gara, assistenti, Var e Avar intervengono con sensibilità diverse, creando una catena decisionale che spesso amplifica i margini di errore invece di ridurli.
Il risultato è un sistema che alimenta confusione e sfiducia. Senza un intervento rapido e una revisione chiara dei criteri applicativi, il rischio è quello di trasformare il giudizio arbitrale in una variabile incontrollabile, più vicina al caso che alla certezza delle regole.