È morto in carcere Aldrich Ames, la spia della Cia che tradì gli Stati Uniti per Mosca
Aldrich Ames, ex funzionario della Cia noto per il suo ruolo di spia a favore di Mosca, è deceduto all’età di 84 anni nel carcere di Cumberland, Maryland, dove scontava una condanna all’ergastolo.
Aldrich Ames, figura centrale di uno dei più gravi tradimenti nella storia dell’intelligence americana, è morto mentre stava scontando una condanna all’ergastolo. L’ex funzionario della controintelligence della Cia aveva 84 anni ed era detenuto nel penitenziario federale di Cumberland, nel Maryland, dove è deceduto all’inizio della settimana.
Entrato nei ranghi dei servizi segreti statunitensi all’inizio degli anni Sessanta, Ames aveva costruito una carriera durata oltre tre decenni, con incarichi operativi e dirigenziali in diverse aree strategiche del mondo. Nel 1994 fu arrestato con l’accusa di aver passato informazioni riservate all’Unione Sovietica prima e alla Russia poi, causando danni irreparabili alla rete di intelligence americana.
Durante le indagini e dopo il fermo, Ames ammise di aver consegnato a Mosca una quantità enorme di dati sensibili, includendo le identità di agenti infiltrati e dettagli cruciali sulle politiche estere e di sicurezza degli Stati Uniti. Secondo le ricostruzioni ufficiali, avrebbe smascherato almeno dieci agenti americani: nove di loro furono condannati a morte ed eliminati dai servizi russi.
All’epoca dei fatti, i vertici della Cia definirono Ames un traditore spietato, responsabile diretto della morte di collaboratori che avevano contribuito alle operazioni occidentali durante la Guerra Fredda. Le motivazioni non furono ideologiche: il movente principale fu il denaro, utilizzato per sostenere uno stile di vita lussuoso fatto di immobili costosi e auto di prestigio.
Un passaggio chiave avvenne a metà degli anni Ottanta, quando Ames, alle prese con un divorzio economicamente oneroso, prese contatto con i servizi sovietici. In cambio di una prima somma di denaro, fornì i nomi di agenti del Kgb che lavoravano segretamente per gli Stati Uniti. Successivamente, per una cifra complessiva di circa due milioni di dollari, consegnò l’elenco completo delle fonti americane attive nell’Unione Sovietica, infliggendo un colpo devastante alla Cia.
Per giustificare l’improvviso afflusso di denaro, Ames parlò di una presunta eredità ricevuta dalla moglie. Col tempo emerse come diversi segnali d’allarme fossero stati sottovalutati: spese incompatibili con lo stipendio, problemi di alcolismo e risultati contraddittori ai test della macchina della verità non portarono a un’immediata sospensione o a controlli approfonditi.
Nonostante questi indizi, Ames continuò a ricoprire ruoli di rilievo, lavorando anche in Europa. Tra il 1986 e il 1989 fu assegnato a Roma e successivamente ebbe responsabilità di supervisione su operazioni in vari Paesi europei, inclusa l’allora Cecoslovacchia, in una fase cruciale segnata dal crollo del blocco sovietico.
Le indagini interne avviate per individuare la talpa responsabile delle fughe di notizie portarono infine a lui. Dopo mesi di sorveglianza discreta, Ames fu arrestato il 21 febbraio 1994, pochi giorni prima di una partenza programmata per Mosca. Anche la seconda moglie, Rosario, coinvolta indirettamente nella vicenda, venne condannata a una pena detentiva.
Con la sua morte in carcere si chiude definitivamente una delle pagine più oscure della storia dell’intelligence statunitense, segnata da un tradimento che costò vite umane e compromise per anni la sicurezza delle operazioni americane all’estero.