Capotreno ucciso a Bologna: la fuga, i controlli e l'arresto di Marin Jelenic
Dopo l'omicidio del capotreno a Bologna, gli investigatori hanno ricostruito i movimenti di Marin Jelenic, arrestato a Desenzano del Garda mentre cercava di lasciare l’Italia. Era in procinto di partire per Villach con un biglietto già acquistato.
Il percorso seguito da Marin Jelenic dopo l’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio a Bologna è stato ricostruito passo dopo passo dagli investigatori. Il cittadino croato di 36 anni, bloccato a Desenzano del Garda, stava tentando di allontanarsi dall’Italia e aveva già acquistato un biglietto ferroviario diretto da Tarvisio a Villach, con partenza fissata alle 10.30 del mattino successivo ai fatti.
Gli spostamenti oltreconfine non erano una novità. Nei mesi precedenti l’uomo era stato identificato più volte ai valichi di frontiera, in particolare a Trieste e a Tarvisio, a conferma di una mobilità frequente tra Italia e paesi limitrofi. Elementi che ora rientrano nel quadro complessivo tracciato dagli inquirenti.
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Nelle ore immediatamente precedenti e successive all’omicidio, Jelenic avrebbe cercato ripetutamente di usare telefoni altrui. Su un treno in viaggio da Fiorenzuola a Milano, la sera prima dell’arresto, aveva chiesto a un passeggero di poter effettuare una chiamata verso un numero croato, senza riuscirci. Richieste simili sarebbero state fatte anche il giorno dell’aggressione, forse persino alla vittima, per ragioni ancora da chiarire.
Dopo l’uccisione del capotreno, secondo la ricostruzione della Polfer e della squadra mobile, il 36enne si è spostato su un convoglio regionale, dal quale è stato fatto scendere a Fiorenzuola perché privo di biglietto e sottoposto a controllo. Nonostante ciò, è riuscito a riprendere il viaggio e a raggiungere Milano Centrale intorno alle 22.40, dove le telecamere di sorveglianza lo hanno ripreso in piazza Duca d’Aosta.
Poco dopo, intorno alle 23.15, è stato notato in via Farini mentre attendeva il tram della linea 4. Proprio la segnalazione di un passeggero, che lo ha riconosciuto il giorno seguente grazie alle immagini diffuse, ha permesso di localizzarlo e di allertare le forze dell’ordine.
Le immagini dei sistemi di videosorveglianza del tram hanno confermato che Jelenic aveva raggiunto l’ospedale Niguarda, dove ha trascorso la notte tra il 5 e il 6 gennaio nella sala d’attesa. Alle 6.40 del mattino è risalito sullo stesso mezzo pubblico per tornare verso la stazione, proseguendo poi in autobus fino a Desenzano del Garda, località in cui è stato fermato dalla polizia intorno alle 21.
Sul suo conto risultava già un provvedimento di allontanamento dal territorio comunitario, disposto dal prefetto di Milano dopo un episodio avvenuto il 22 dicembre, quando era stato trovato in possesso di un coltello nella zona Corvetto. Un precedente che aveva portato all’emissione dell’ordine amministrativo.
I controlli di polizia nei confronti di Jelenic, inoltre, erano stati numerosi anche in passato. Nei mesi precedenti era stato fermato più volte in diverse stazioni ferroviarie, tra cui Milano Centrale, Lambrate, Pavia e Bologna, oltre ai controlli ai confini di Trieste e Tarvisio. Tutti elementi ora al vaglio degli investigatori impegnati a ricostruire il contesto e i movimenti antecedenti all’omicidio.