Satelliti Starlink nei cieli dell'Iran, il filmato che riaccende il dibattito sul supporto Usa

Un video diffuso sui social mostra una lunga scia luminosa nel cielo dell’Iran, ritenuta da alcuni un “treno” di satelliti Starlink di SpaceX. L’immagine riaccende il dibattito sul ruolo degli Stati Uniti nelle recenti proteste interne.

satelliti starlink

Nel pieno di una nuova fase di proteste interne contro il potere centrale iraniano, un video diffuso sui social mostra una lunga scia luminosa attraversare il cielo notturno sopra l’Iran. Secondo alcune interpretazioni, le immagini ritrarrebbero un “treno” di satelliti Starlink, il sistema di comunicazione orbitale sviluppato da SpaceX, capace di fornire accesso a internet anche in aree sottoposte a forti restrizioni.

L’autenticità del filmato e la sua reale collocazione geografica non risultano verificate in modo indipendente. Tuttavia, la semplice ipotesi che i satelliti siano effettivamente operativi sopra il territorio iraniano ha riacceso l’attenzione su un possibile sostegno indiretto degli Stati Uniti alle mobilitazioni popolari, almeno sul fronte della connettività e della circolazione delle informazioni.

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A rafforzare questa lettura è intervenuta anche una risposta fornita da Grok, il sistema di intelligenza artificiale integrato sulla piattaforma X e sviluppato dalla società di Elon Musk. Secondo il chatbot, il video mostrerebbe un vero allineamento di satelliti Starlink, un fenomeno comune nelle ore successive ai lanci più recenti avvenuti tra il 4 e il 5 gennaio 2026, periodo in cui la rete avrebbe già garantito copertura sull’Iran.

Da quanto indicato, la connessione satellitare sarebbe utilizzata da migliaia di persone attraverso terminali introdotti illegalmente nel Paese. Questi dispositivi, vietati dalla normativa iraniana, consentirebbero di aggirare i blocchi governativi sull’accesso alla rete, sebbene l’uso comporti rischi legali significativi per chi ne fa ricorso.

Il tema dell’accesso a internet resta centrale in ogni fase di contestazione interna in Iran. Durante le manifestazioni del novembre 2019, scatenate dall’aumento del prezzo del carburante, le autorità imposero un blackout quasi totale della rete per oltre una settimana, isolando il Paese dal web globale e lasciando attiva solo una intranet nazionale rigidamente controllata.

Quella decisione, adottata dal Supremo consiglio per la sicurezza nazionale, limitò drasticamente la possibilità di coordinamento dei manifestanti e la diffusione di immagini sulle repressioni. In quei giorni furono documentati numerosi arresti e centinaia di vittime, mentre organizzazioni per i diritti umani denunciarono come l’oscuramento della rete avesse contribuito a occultare l’entità della violenza esercitata dalle forze di sicurezza.

Una dinamica simile si è ripetuta nel 2022, dopo la morte di Mahsa Amini mentre si trovava sotto custodia della cosiddetta polizia morale. In quell’occasione, il governo iraniano bloccò a più riprese l’accesso alla rete mobile e a piattaforme molto diffuse come Instagram e WhatsApp, nel tentativo di frenare la circolazione di video e messaggi tra i manifestanti.

La possibilità che Starlink possa neutralizzare questi blocchi resta però parziale. La tecnologia “direct to cell”, che consente il collegamento diretto tra satellite e smartphone, è compatibile solo con dispositivi di ultima generazione e richiede l’autorizzazione degli operatori locali, condizione che in Iran non è presente.

Di fatto, l’accesso alla rete satellitare è possibile soltanto per chi riesce a procurarsi un’antenna e un modem compatibili, hardware dal costo relativamente contenuto e facilmente occultabile. Un singolo terminale può distribuire connessione a numerosi utenti tramite ripetitori, seppur con una riduzione della banda disponibile e con elevate esposizioni a sanzioni penali.

Il servizio “direct to cell” risulta operativo in diversi Paesi grazie ad accordi con operatori telefonici nazionali, ma non è attivo in Iran a causa delle restrizioni governative e dell’assenza di partnership sul territorio. In altri contesti di guerra, come in Ucraina, la rete Starlink ha avuto un ruolo rilevante nel supporto alle comunicazioni militari e all’uso dei droni, almeno fino a quando anche le forze avversarie sono riuscite ad accedere alla stessa tecnologia.