Trump minaccia Venezuela e Groenlandia: tensioni internazionali dopo i raid Usa
Le recenti azioni statunitensi a Caracas e le dichiarazioni di Trump su Venezuela e Groenlandia hanno generato tensioni internazionali, suscitando preoccupazioni tra alleati e governi europei.
L’intervento militare statunitense a Caracas e la cattura di Nicolás Maduro hanno innescato una nuova fase di instabilità geopolitica, accompagnata da dichiarazioni aggressive di Donald Trump che spaziano dal futuro del Venezuela fino al ruolo strategico della Groenlandia. Le parole del presidente Usa hanno acceso l’allarme tra alleati e governi europei, con la Danimarca in prima linea.
In un colloquio telefonico con una rivista americana, Trump ha rivolto un avvertimento diretto alla presidente ad interim venezuelana Delcy Rodríguez, sostenendo che, se non dovesse “fare la cosa giusta”, sarebbe andata incontro a conseguenze ancora più gravi di quelle toccate a Maduro. Il leader chavista è stato arrestato sabato scorso a Caracas da forze statunitensi.
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Secondo Trump, il Venezuela necessita di una fase di ricostruzione che, a suo dire, non potrebbe peggiorare una situazione già definita “totalmente fallita”. Un cambio di rotta evidente rispetto alle precedenti posizioni contrarie al regime change e al nation building, storicamente poco popolari all’interno dell’elettorato repubblicano e del movimento MAGA.
Il presidente ha respinto l’idea che l’operazione rientri in una strategia di controllo dell’emisfero occidentale sul modello della Dottrina Monroe, precisando che la decisione di intervenire non sarebbe stata dettata da logiche geografiche, ma dalla situazione interna del singolo Paese.
La linea dell’amministrazione è stata ribadita anche dal segretario di Stato Marco Rubio, che ha escluso il riconoscimento di Rodríguez come presidente legittima, sottolineando come decine di governi nel mondo considerino illegittimo l’attuale assetto politico venezuelano. Per Washington, la legittimità potrà derivare solo da una transizione e da elezioni realmente libere.
La segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem ha poi riferito che Trump avrebbe avuto colloqui diretti e senza ambiguità con la leader ad interim, invitandola a guidare il Paese oppure a farsi da parte, chiarendo che gli Stati Uniti non tollereranno ulteriori interferenze ritenute ostili ai propri interessi.
Resta aperta anche la questione giudiziaria di Maduro, atteso in tribunale a New York insieme alla moglie. Sull’ipotesi di un’eventuale estradizione dopo il processo, l’amministrazione ha preferito non sbilanciarsi, rimettendo ogni valutazione all’esito delle procedure legali.
Nella stessa intervista è riemerso il tema della Groenlandia, tornato al centro del dibattito dopo la diffusione sui social di un’immagine dell’isola colorata con la bandiera americana e accompagnata dalla parola “presto”, pubblicata da una persona vicina allo staff presidenziale.
Trump ha ribadito che gli Stati Uniti “hanno bisogno” della Groenlandia per ragioni di difesa, descrivendo l’isola come un territorio strategico circondato da presenze navali russe e cinesi. Alla domanda su una possibile azione militare, il presidente ha evitato risposte dirette, lasciando intendere che l’interpretazione spetti ad altri.
Le dichiarazioni hanno provocato una reazione dura da parte della premier danese Mette Frederiksen, che ha definito insensata qualsiasi ipotesi di annessione e ha ricordato come la Groenlandia faccia parte del Regno di Danimarca e dell’Alleanza Atlantica, beneficiando già delle garanzie Nato.
Frederiksen ha inoltre sottolineato l’esistenza di accordi di difesa che assicurano agli Stati Uniti un ampio accesso al territorio groenlandese e ha rivendicato gli investimenti danesi nella sicurezza dell’Artico, evidenziando l’impegno condiviso per la stabilità della regione.
Anche l’ambasciatore danese a Washington è intervenuto pubblicamente, richiamando al rispetto dell’integrità territoriale e ribadendo la cooperazione storica tra i due Paesi in ambito Nato e nella difesa dell’Artico e del Nord Atlantico.
Nel corso del suo secondo mandato, Trump ha più volte espresso l’interesse per l’annessione della Groenlandia, sostenendo che la sua posizione strategica e le risorse minerarie siano cruciali per la sicurezza nazionale americana. Le recenti mosse dell’amministrazione, unite all’operazione in Venezuela e all’idea di una gestione Usa a tempo indefinito delle riserve petrolifere venezuelane, hanno rafforzato le preoccupazioni tra gli alleati europei.