È morto Rodion Shchedrin, il grande compositore russo che ha rivoluzionato il Novecento

Il compositore e pianista russo Rodion Shchedrin, tra le voci più autorevoli e innovative della musica sovietica e post-sovietica, è morto a 92 anni. L’annuncio è stato dato dal Teatro Bolshoi di Mosca, che lo ha ricordato come “uno dei più grandi geni contemporanei, la cui musica ha attraversato il secolo lasciando un’impronta indelebile”.
Shchedrin ha saputo fondere la tradizione musicale russa con la sperimentazione, creando un catalogo di oltre 125 composizioni tra balletti, opere liriche, sinfonie, concerti solistici e musica da camera. Nato a Mosca il 16 dicembre 1932, si formò al Conservatorio della capitale sotto la guida di maestri come Jurij Saporin e Nikolaj Mjaskovskij, attingendo costantemente alla letteratura, alla spiritualità e al folclore della sua terra.
Tra i suoi capolavori figurano i balletti Il cavallino gobbo (1955), Carmen Suite (1967, ispirato a Bizet) e Anna Karenina (1972), oltre all’opera Le anime morte (1976), tratta dal capolavoro di Gogol. Nonostante incarichi ufficiali come la presidenza dell’Unione dei Compositori Sovietici, mantenne sempre un linguaggio personale e in continua evoluzione, passando da uno stile tonale arricchito da suggestioni popolari a forme moderne come l’alea, la dodecafonia e il serialismo.
Figura centrale della sua vita e della sua arte fu la moglie, la leggendaria ballerina Maya Plisetskaya, scomparsa nel 2015. Per lei Shchedrin scrisse alcune delle sue opere più celebri, tra cui Carmen Suite, che rivoluzionò il balletto classico con un’inedita combinazione di percussioni e archi, offrendo un’interpretazione ardente e anticonvenzionale. Insieme hanno rappresentato un sodalizio artistico e umano celebrato sui più importanti palcoscenici internazionali.
Il repertorio di Shchedrin comprende anche sei concerti per pianoforte, numerosi concerti per altri strumenti, tre sinfonie, due cicli di 24 Preludi e Fughe per pianoforte – un omaggio a Shostakovich e Bach – e pagine cameristiche come il Piano Terzetto (1995), ispirato ai ricordi musicali della sua infanzia.
Le sue opere sono state eseguite da grandi interpreti e direttori come Valery Gergiev, Mstislav Rostropovich, Lorin Maazel e dal Trio Cajkovskij. La sua musica ha trovato spazio stabile nei repertori delle principali orchestre russe e internazionali, dal Bolshoi al Mariinsky, fino a New York e Berlino.
Il Teatro Bolshoi ha definito la sua scomparsa “una tragedia immensa per il mondo della musica”, sottolineando come la sua morte segni la fine di un’epoca che ha attraversato la seconda metà del Novecento e l’inizio del nuovo millennio.