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Non chiamatela Silvia, si chiama Aisha! Sarà davvero felice di essere tornata?

Non chiamatela Silvia, si chiama Aisha! Sarà davvero felice di essere tornata?


Silvia Romano Aisha è tornata in Italia dopo una lunga prigionia. La storia della sua conversione all'Islam e le domande che sorgono spontanee.


AISHA: LA SPOSA DI MAOMETTO


Come era prevedibile, il ritorno della cooperante Silvia Romano dopo la lunga prigionia, ha scatenato una miriade di pensieri, polemiche, illazioni, sospetti. Tutto al di fuori di una festa, come avrebbe in teoria dovuto essere. Forse la ragazza paga il suo stato di salute - almeno fisico - che sembra più che buono, certi ritorni dopo rapimenti violenti sono stati contrassegnati da visi provati, spaventati e stanchi. Silvia Romano si è sposata? Sui social impazzano le domande: se si è sposata, di certo lo ha fatto con Maometto visto che oggi Silvia è diventata Aisha e si è convertita all'Islam. "Non è un nome qualunque, quello che ha adottato dopo cinque mesi di prigionia, è il nome della figlia di Abu Bakr, primo califfo dell’Islam, considerata la “madre dei credenti” e sposa del profeta Maometto. Silvia Romano è incinta? Galeotta quella mano che accarezza la pancia, le madri social sostengono sia inequivocabilmente un gesto dolce e materno verso la creatura che sta crescendo dentro. Anche questa è una domanda senza risposta, persino Giletti in Non è l'Arena si è adoperato a smentire categoricamente, come se un parto fosse un affare di stato. Ma la vera domanda che oggi ci poniamo è la seguente: Silvia Romano sarà davvero felice di essere tornata in Italia? Sicuramente sì perchè ha potuto riabbracciare la famiglia, ma quanto resterà qui Aisha? Noi crediamo molto poco. Lei, parlando dell'Africa, ha già detto: "potrei ritornarci".



«Ora mi chiamo Aisha e ho scelto spontaneamente di convertirmi all’Islam» - questo ha detto Silvia-Aisha subito dopo essere atterrata a Ciampino. La decisione di cambiare religione, oppure di sceglierne una perchè non è dato a sapere se fosse cristiana e cattolica, è arrivata dopo circa cinque mesi di prigionia, mentre la giovane cooperante milanese veniva portata da una parte all’altra del paese, da un gruppo di carcerieri appartenenti ad al Shabaab, fazione legata ad al Qaeda, una vera e propria potenza di fuoco in molte parti della Somalia. E rivela un processo lungo e complesso di conversione che le ha fatto scegliere anche di tornare in Italia vestendo una tunica islamica. «Preferisco tenere questa», avrebbe detto a chi le chiedeva se volesse cambiarsi di abito per affrontare il viaggio di ritorno. È scesa dall’aereo con il capo coperto, la mascherina e i guanti anti-coronavirus, con lo jilbab di colore verde acqua, abitualmente indossato dalle donne musulmane per rispettare il precetto coranico della modestia femminile, sotto il quale si intravedeva una veste tipicamente africana. «Nessuna forzatura, nessuna pressione - ha ribadito al pm Sergio Colaiocco e al colonnello dei Ros, Marco Rosi, che l'hanno interrogata. "Sono arrivata alla determinazione di sposare la religione islamica per convinzione. Nel periodo in cui sono stata sequestrata ho chiesto di avere un Corano per poterlo leggere, ma soprattutto per conoscere quale fosse la loro cultura e le loro ragioni. Ho imparato anche un po’ l’arabo. Non ho avuto alcun tipo di violenza, sono stata trattata bene». La sua è stata una scelta ponderata o, in un certo senso, dettata dal bisogno di non essere troppo 'odiata' dai suoi carcerieri?Certo è che Silvia ha sempre amato molto quei luoghi e le persone che ci vivono. A soli 23 anni si trovava nel villaggio di Chamaka a gestire per la onlus marchigiana “Africa Milele”, i bambini di un orfanotrofio. Animata da un autentico bisogno di aiutare gli altri. La scelta di 'Aisha' di seguire la fede islamica è stata commentata dagli imam che vivono in Italia, quello di Milano si è detto pronto a incontrarla, qualora la sua decisione fosse autentica e sentita. Riguardo alla domanda di cui sopra: solo Silvia conosce la verità. E in fondo a noi poco importa se vorrà tornare in Africa e dagli amici musulmani, anche se certe scelte possono costare soldi allo Stato.

zazoom