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Tre mostri! Bimbo di 11 anni segregato dai genitori nella villa degli orrori

Tre mostri! Bimbo di 11 anni segregato dai genitori nella villa degli orrori

Tre mostri! Bimbo di 11 anni segregato dai genitori nella villa degli orrori

genitori di Arzachena

Hanno tenuto il loro figlio di 11 anni segregato in casa, rinchiuso nel buio in una stanza senza alcun confort. Per questo motivo, lo scorso 1 luglio, due genitori di Arzachena (Sardegna) sono finiti in manette con l'accusa di maltrattamenti e abbandono di minori. Ma questo non è tutto. Anche per la zia sono state aperte le porte del carcere di Bancali a Sassari, era complice degli abusi. Sarebbe stata lei a ispirare e istigare la coppia a essere moralmente dannosa. Questo è ciò che emerge dalle indagini relative alla storia della "villa degli orrori" che, in estate, aveva attirato l'attenzione della notizia per la crudele singolarità del caso. La donna, i cui dettagli personali non sono ancora noti, è stata arrestata dalla polizia del dipartimento territoriale di Olbia, guidata dal colonnello Davide Capra, per ordine del magistrato del tribunale di Tempio Pausania.

Lo avevano rinchiuso in una stanza abbandonata, senza un letto, senza luce e con un secchio pieno d'acqua in cui soddisfare i suoi bisogni fisiologici. Un luogo stretto e cupo da cui era impossibile pensare di scappare. Questo era l'inferno in cui viveva un ragazzo di soli 11 anni, costretto da mamma e papà all'interno delle mura di una cabina asfissiante. E oggi, sei mesi dopo la macabra scoperta da parte dei militari dell'Arma, le ragioni - purché ce ne siano, e legittime - che hanno portato la coppia di Arzchena a diventare i torturatori del proprio figlio. Un bambino come un altro, una vittima come pochi di una delirante crudeltà.

"Scusate se vi disturbo, io sto cercando di chiamare mia zia. Ho bisogno di parlare con lei ma adesso sono chiuso in camera e questo cellulare non ha la scheda, dunque non posso chiamarla". Questo è il contenuto della chiamata, ricevuta il 112 il 29 giugno scorso. Era il bambino che aveva chiamato, approfittando dell'assenza dei suoi genitori, che erano usciti per andare a una festa in Costa Smeralda, aveva fatto una "chiamata d'emergenza" da un telefono cellulare senza una scheda SIM. Sospettosa della richiesta anomala, una "gazzella" del dipartimento provinciale di Olbia, diretta da Alberto Cicognani, intervenne improvvisamente a casa. Solo due giorni dopo, il padre e la madre del ragazzo erano in manette con l'accusa di abuso e abbandono di un minore.

Un caso di abusi e violenze senza precedenti degni nota. Messo al sicuro in una residenza protetta, l'undicenne aveva raccontato di essere malmenato sovente con un tubo di gomma – lungo un metro e mezzo, nascosto sotto al divano dal padre e usato a mo' di verga – reso poi ai carabinieri. Il piccolo aveva stipato anche un diario in cui annotava tutte le violenze quotidiane a cui era costretto. Un elenco rabbrividente di botte, soprusi e umiliazioni dettagliato di data e ora delle atroci esecuzioni. Da far accapponare la pelle.

Dopo le scioccanti rivelazioni, gli inquirenti avevano ricostruito la vicenda rapidamente e tratto in arresto i genitori della vittima, di 43 e 47 anni. E oggi, alle sbarre ci è finita anche la zia. Con la speranza che si sia giunti al capitolo conclusivo di questa amara vicenda.
zazoom