Fake commuter i disoccupati cinesi che per vergogna simulano di andare al lavoro
Ogni mattina escono di casa come se andassero al lavoro e rientrano all’ora in cui la giornata dovrebbe finire. Nel mezzo, alcuni disoccupati cinesi trascorrono il tempo tra biblioteche, caffè, centri commerciali e parchi. Sono i cosiddetti “fake commuter”: persone che simulano la routine lavorativa per evitare le domande sulla propria condizione e la vergogna legata alla disoccupazione. La loro giornata riproduce gli orari di chi lavora, pur senza un impiego. La pratica consiste nell’uscire prima che inizino le domande e tornare a casa quando ci si aspetta che il lavoro sia terminato.
Uscire prima che comincino le domande, tornare quando la giornata di lavoro dovrebbe essere finita. Nel mezzo ci sono biblioteche, caffè, centri commerciali, parchi. In Cina anche la disoccupazione ha un orario d’ufficio: alcuni giovani rispettano gli orari di un impiego che hanno perso o non hanno mai avuto, senza comunicarlo alle famiglie. A casa, intanto, si può continuare a credere che tutto proceda come prima. È il cosiddetto fake commute, il pendolarismo simulato che permette di rimandare conversazioni difficili e conservare l’apparenza della stabilità. Consigli sui luoghi gratuiti dove trascorrere la giornata. Il fenomeno sta emergendo in una fase di difficoltà per i giovani, preoccupati per il loro futuro a causa di una crescita economica che rallenta e per l’impatto dell’ intelligenza artificiale sull’occupazione. 🔗 Leggi su Lettera43.it

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