Stalking su WhatsApp per la Cassazione le telefonate tramite app sono ancor più moleste dei messaggi Ecco perché
Le telefonate su WhatsApp possono aggravare il reato di stalking, al pari dei messaggi inviati tramite l’applicazione. Lo ha stabilito la Cassazione, secondo cui le chiamate possono risultare «ancor più moleste» dei testi scritti. L’aggravante si applica quando la condotta persecutoria è realizzata attraverso strumenti informatici o telematici: non riguarda quindi soltanto i messaggi, ma anche le comunicazioni vocali effettuate con servizi di messaggistica. La decisione chiarisce che l’uso di una chiamata via app può rientrare nella stessa previsione prevista per lo stalking online.
Anche le telefonate su WhatsApp, e non soltanto i messaggi, possono far scattare l’aggravante prevista per il reato di stalking commesso attraverso strumenti informatici o telematici. A stabilirlo è la Corte di Cassazione, che con la sentenza n. 388572026 ha respinto il ricorso di un uomo condannato per aver perseguitato una ragazza con messaggi, chiamate e appostamenti. Secondo i giudici, non fa differenza che attraverso l’applicazione si invii un testo o si effettui una telefonata: in entrambi i casi si utilizza uno strumento telematico. Anzi, le chiamate possono risultare persino più invasive dei messaggi, perché vengono «immediatamente percepite dalla vittima, ovunque si trovi e in qualunque tempo». 🔗 Leggi su Open.online
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