La sfida del cybercrime globale | Nessun Paese può difendersi da solo
A quasi venticinque anni dalla firma, la Convenzione di Budapest è ancora uno dei principali riferimenti internazionali per contrastare i reati informatici e favorire la cooperazione penale. Il tema è al centro di una riflessione sulla dimensione globale del cybercrime e sui limiti delle risposte nazionali. La tesi richiamata è che nessun Paese possa difendersi da solo. La convenzione offre un quadro normativo comune per affrontare i reati informatici e sostenere la collaborazione tra autorità di diversi Stati.
A quasi venticinque anni dalla sua firma, la Convenzione di Budapest resta uno dei principali riferimenti normativi internazionali per il contrasto ai reati informatici e la cooperazione penale. Ne parliamo con Vincenzo Musacchio per analizzarne i punti di forza, l’evoluzione e le sfide future nella lotta al cybercrime transnazionale. Professor Musacchio, nel contrasto ai reati informatici e alle minacce cibernetiche a livello globale, la Convenzione di Budapest del 2001 è ancora un punto di riferimento. Perché questo trattato ha rappresentato una vera e propria rivoluzione giuridica? La Convenzione di Budapest sul cybercrime, promossa dal Consiglio d’Europa, è stata il primo accordo internazionale vincolante concepito per affrontare la criminalità informatica in modo sistematico e integrato. 🔗 Leggi su Rainews.it

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