Il punto G lo stiamo ancora cercando
Alcuni studi recenti hanno rimesso in discussione l’esistenza del punto G come struttura anatomica distinta. Le ricerche condotte nel corso di decenni hanno incluso dissezioni, biopsie, mappature di nervi e vasi sanguigni, ecografie e risonanze magnetiche. Finora, però, nessuna di queste indagini ha dimostrato la presenza di un singolo elemento anatomico identificabile con quel nome. La ricerca sul tema prosegue, ma le prove disponibili non confermano l’esistenza di una struttura unica.
Studi recenti, però, hanno messo in discussione quest’idea. Dopo decenni di dissezioni e biopsie, mappature di nervi e di vasi sanguigni, ecografie e risonanze magnetiche, non è stata dimostrata l’esistenza di una singola struttura anatomica identificabile come il punto G. Già all’inizio della sua storia, comunque, il punto G non era stato descritto come un vero e proprio punto. Esistevano già dal Seicento osservazioni anatomiche che mettevano in relazione i tessuti in quella particolare regione con l’eccitazione femminile, ma lo studio da cui deriva il suo nome risale al Novecento. Nel 1950 il ginecologo tedesco Ernst Gräfenberg aveva osservato che lungo la parete anteriore della vagina, in corrispondenza dell’uretra, c’era una zona molto più sensibile delle altre e che durante la stimolazione tendeva a diventare più grande. 🔗 Leggi su Ilpost.it

Stiamo davvero cercando la causa
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