Perché la pax leghista è una tregua armata
La stagione dei congressi della Lega è finita, ma la tregua interna promessa dal partito si è rivelata fin dalle prime battute una tregua armata.
La stagione congressuale in casa Lega è ormai alle spalle, ma la pax promessa da via Bellerio si è rivelata, fin dalle prime battute, poco più di una tregua armata. Archiviata la kermesse con la riconferma di Matteo Salvini alla guida del partito, il segretario sembra aver scelto una linea tutt’altro che conciliatoria: ricondurre all’ordine i dissidenti e ridimensionare gli spazi di autonomia delle componenti che, durante il congresso, hanno messo in discussione la sua leadership. Il primo terreno di scontro è Palazzo Madama. Il rifiuto di Massimiliano Romeo di lasciare spontaneamente la guida del gruppo parlamentare, dopo mesi di distinguo sulla linea politica del segretario e di contrarietà alle modalità con cui è stato gestito il congresso, ha trasformato una tensione latente in uno scontro aperto. 🔗 Leggi su Formiche.net

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