Perché dubito che il cambiamento politico in Usa verrà recepito anche qui

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Il ricambio generazionale nel Partito Democratico statunitense e la vittoria alle elezioni del 3 novembre 2026 sono davvero una novità? È la domanda da cui parte Gerardo Ongaro, che richiama la stagione di Barack Obama: anche allora, osserva, il cambiamento sembrava segnare una svolta epocale. Il testo mette a confronto quella precedente esperienza con il nuovo passaggio politico negli Stati Uniti e si interroga sulla possibilità che il cambiamento venga recepito anche in Italia.

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di Gerardo Ongaro Il cambio generazionale nel Partito Democratico statunitense e la sua vittoria alle elezioni del 3 novembre 2026 è veramente una novità? Mi viene alla mente Obama, che sembrava rappresentare una svolta epocale. Nobel per la Pace subito, non avendo ancora fatto niente, si rivelò guerrafondaio e si rimangiò la promessa di chiudere la prigione di Guantanamo. Il caso Mohamedou Ould Slahi è emblematico; tenuto in carcere a Guantanamo senza accuse formali, umiliato, torturato. Un giudice ne ordinò la scarcerazione, l’amministrazione Obama si oppose. Così si fece altri anni di carcere, innocente, 14 in totale. Il genocidio di Gaza era in corso durante l’era del democratico Biden, che non fece nulla per fermarlo, le tregue le impose poi Trump. 🔗 Leggi su Ilfattoquotidiano.it

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