Il fango sommerse il Cuoio Ma invece della fine fu l’inizio di una straordinaria ripartenza
Il 4 novembre 1966 l’alluvione sommerse macchine, laboratori e scorte di pellame nel distretto conciario del Cuoio. L’acqua e il fango colpirono in poche ore le attività produttive, mettendo in ginocchio uno dei principali poli della concia in Italia. Le aziende si trovarono con gli impianti invasi e i materiali sommersi. La ricostruzione seguì l’emergenza, ma il testo non fornisce dettagli sulle sue modalità né sui tempi della ripartenza.
Il fango inghiottì le macchine, l’acqua invase i laboratori, le scorte di pellame finirono sommerse. In poche ore, il 4 novembre 1966, la grande alluvione mise in ginocchio uno dei distretti conciari più importanti d’Italia. Nei comuni del comprensorio del cuoio, la furia dell’Arno non risparmiò abitazioni, stabilimenti e attività produttive. Sembrava l’inizio di una lunga paralisi economica. Fu invece il primo capitolo di una straordinaria storia di ripartenza. La piena colpì duramente il territorio tra Castelfranco di Sotto, Santa Maria a Monte e parte di Fucecchio, dove l’acqua superò gli argini e si riversò nelle campagne e nei centri abitati. 🔗 Leggi su Lanazione.it

LA TRAGEDIA DI FIRENZE 1966: La città sommersa dall'Arno in una notte
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