Il futuro dei giovani non è una guerra all’Occidente
L’autore sostiene che le manifestazioni delle ultime settimane stiano cambiando segno e che il futuro dei giovani non debba essere impostato come una contrapposizione all’Occidente. Il testo si apre con una riflessione sulla trasformazione delle proteste, che, secondo l’autore, avrebbero acquisito una maggiore rilevanza. Il brano disponibile si interrompe dopo questa frase e non fornisce ulteriori dettagli sulle manifestazioni né sulle ragioni del cambiamento descritto.
Ho l’impressione che il segno delle manifestazioni di piazza delle ultime settimane stia cambiando radicalmente. Che abbiano acquisito una maggiore autonomia rispetto alle sigle che, finora, anno dopo anno, hanno telecomandato le proteste con parole d’ordine diverse ma costruite a tavolino: dai No-vax e No-Tav fino a “Palestina Libera-No Genocidio” e “No al Riarmo”. Ora acquistano rilievo il costo della vita, i salari, la casa, le prospettive di lavoro. Una domanda più concreta, potenzialmente riformatrice, che può sottrarre spazio anche ai gruppi antagonisti, palestinisti o putinisti, abituati a inserire la violenza nel canovaccio della protesta. 🔗 Leggi su Linkiesta.it

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COSA STA SUCCEDENDO ALL'OCCIDENTE? E PERCHÉ LE PIAZZE SI INFIAMMANO? La ricchezza si concentra nelle mani di pochi, il ceto medio perde sicurezza, gli Stati accumulano debiti enormi e i giovani faticano a costruirsi un futuro. E mentre si fatic - Facebook facebook
MAURIZIO BELPIETRO Ci hanno raccontato che si trattava di malessere dei giovani i quali non sanno come sarà il loro futuro. Non c'entra nulla qui siamo di fronte all'islamismo più radicale più estremo. Siamo di fronte a qualcuno che ha manifestato e aizzat - X x.com
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