L’illusione dell’algoritmo Le pillole teologiche di Antonio Staglianò
Il testo presenta una riflessione teologica sulla fragilità, descritta come una crepa presente in ogni cosa creata. Non viene considerata un errore o un difetto da correggere, ma una feritoia attraverso cui, secondo l’autore, la Grazia e l’Amore entrano nella storia. In apertura compare una citazione di Leonard Cohen: «C’è una crepa in ogni cosa, è così che entra la luce».
“There is a crack, a crack in everything That’s how the light gets in” (Leonard Cohen) 1. C’è una crepa nel respiro di ogni cosa creata, una ferita che non è un errore di fabbrica o un difetto da correggere, ma una feritoia viva attraverso cui la Grazia e l’Amore irrompono nella storia. In questa crepa risuona il paradosso più profondo dell’esistenza: il nostro fragile spezzarci non è sconfitta, ma la condizione radicale del vero potere. Essere vulnerabili, sperimentare la debolezza e il bisogno insopprimibile dell’altro non è una condanna da cui fuggire, ma lo spazio vuoto in cui Dio svela l’onnipotenza del Suo amore — un amore che si manifesta unicamente nella capacità di donarsi, di esporsi e di lasciarsi attraversare dall’Altro. 🔗 Leggi su Formiche.net

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