Che differenza c' è tra chi caccia e chi mangia la carne del cervo appena ucciso? Perché si continua a cacciare? Lo abbiamo chiesto all’antropologo Sergio Dalla Bernardina esperto in cultura venatoria
L’antropologo Sergio Dalla Bernardina, che studia da quarant’anni la cultura venatoria, affronta la differenza tra chi caccia un cervo e chi ne mangia la carne dopo l’uccisione, e si interroga sulle ragioni per cui la caccia continua. Il testo introduce anche una domanda sul significato stesso di chiamare questa attività «caccia». Dalla Bernardina è presentato come esperto del tema e autore di un’opera, ma il brano non ne specifica il titolo né riporta le sue risposte alle domande.
Ma che cosa significa davvero chiamarla così? Per Sergio Dalla Bernardina, antropologo che studia da quarant’anni la cultura venatoria, e autore del libro «L’invention du chasseur écologiste», la parola «passione» porta con sé qualcosa dell’esperienza amorosa e perfino di quella religiosa: il «vero cacciatore» si sente «chiamato», quasi un «eletto». «La passione per la caccia diventa un atto di fede. Gli iniziati capiscono, gli altri no». E mentre il cacciatore contemporaneo si racconta sempre più attraverso parole come ecologia, gestione, selezione, territorio e tradizione, rimane un elemento molto più difficile da nominare: la morte della preda. 🔗 Leggi su Vanityfair.it

Poesia IL CACCIATORE E IL BRACCONIERE
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